Roma, 05 giu – L’oda d’urto di quello che si è deciso a Bruxelles sul petrolio russo rischia di travolgere la Sicilia. Strano ma vero. A Priolo c’è, infatti, la grande raffineria Isab che dà lavoro a mille persone direttamente e altre 2.500 nell’indotto ed è di proprietà della russa Lukoil che la controlla attraverso la holding svizzera Litasco. Dall’inizio della guerra in Ucraina a Priolo si utilizza solo petrolio proveniente dalla Russia che arriva via nave. Oggi i sindacati, ma non solo, temono che l’embargo possa portare alla chiusura dello stabilimento con un effetto domino su tutto il petrolchimico siciliano. Andiamo con ordine.

L’embargo sul petrolio

Il sesto pacchetto di sanzioni contro Mosca prevede tra otto mesi (e dal 2024 per la Bulgaria) lo stop a greggio e prodotti raffinati trasportati via mare. L’intesa sullo stop agli acquisti riguarda i carichi via nave mentre è stata decisa un’esenzione “temporanea” per il greggio consegnato tramite oleodotti, ossia quello che scorre lungo l’oleodotto Druzhba. Eccezione prevista per dare il tempo a Ungheria, Slovacchia e Repubblica Ceca, nazioni senza sbocco sul mare, di rendersi indipendenti dalle forniture di petrolio dalla Russia. Insomma, cechi, slovacchi e ungheresi se la caveranno. E gli altri? Difficile dirlo il discorso si farebbe troppo lungo soffermiamoci sull’Italia. A giudicare dalle parole di Mario Draghi andrà tutto bene. L’ex banchiere sostiene che “L’accordo è stato un successo. Immaginare di essere uniti su un accordo che mette l’embargo sul petrolio era impensabile. Si è tenuto conto della situazione specifica dell’Ungheria e della Repubblica Ceca che non hanno altri sbocchi. Italia non è stata penalizzata”. Purtroppo migliaia di operai siciliani non la pensano affatto così. Vediamo perché.

Perché Isab dipende solo dal petrolio russo

A Priolo, in provincia di Siracusa, ci sono 8mila posti di lavoro che dipendono direttamente e indirettamente dal greggio importato da Mosca. E che genera un giro d’affari da 1,1 miliardi annui che rappresenta circa un punto del Pil siciliano. Prima della guerra in Ucraina le cose andavano in maniera differente. Sembra un paradosso ma secondo i dati raccolti dal Financial Times a maggio sono già arrivati da Mosca nel nostro Paese 450 mila barili di greggio, quattro volte quello importato a febbraio. L’Italia è diventata il principale importatore di petrolio russo in Europa e questo incremento è dovuto quasi tutto all’aumento delle consegne di greggio della Lukoil alla sua raffineria siciliana. “Solo il 30% del greggio di Isab era russo prima delle sanzioni, ora è al 100% perché le banche italiane hanno bloccato le linee di credito della raffineria, quindi Lukoil è diventato il suo unico fornitore”, spiega Alessandro Tripoli, del sindacato Femca Cisl, al Financial Times. Se dovesse mancare il prezioso idrocarburo proveniente da Mosca non si bloccherebbe solo una raffineria ma, come già detto, l’intera economia di questa parte d’Italia verrebbe messa in ginocchio. Dal greggio lavorato dall’Isab dipende un sistema petrolchimico che in totale impiega circa 8mila persone. Stiamo parlando del triangolo tra Augusta, Priolo e Siracusa che ormai è stato colonizzato dagli stranieri: oltre all’Isab ci sono l’algerina Sonatrach, che gestisce la raffineria di Augusta, la francese Air Liquide e la sudafricana Sasol. L’unico presidio d’italianità è Eni con Versalis.

Effetto domino

Questi impianti sono strettamente interconnessi tra loro: si ferma uno, vanno in crisi pure gli altri. Ecco perché per i sindacati sono a rischio fino a 8000 posti di lavoro. Non sarebbe una vertenza qualsiasi ma qualcosa di simile a quello che succede a Taranto con l’ex Ilva. A dire il vero dal Ministero dello Sviluppo Economico è giunta qualche rassicurazione. Come si dice in questi casi stiamo monitorando attentamente la situazione. Basterà? Sicuramente no, se la situazione precipita. Gli operai siciliani non possono affidarsi a Draghi& Co. L’unica loro speranza è che la situazione internazionale si sblocchi e in qualche modo si crei “qualche crepa” nell’embargo contro la Russia. In caso contrario chi rimarrà senza lavoro nel petrolchimico potrà mettersi a fare il cameriere. Per la gioia di chi dice che il “petrolio della Sicilia” è il turismo.

Salvatore Recupero

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