Roma, 11 ott – Coi grillini al governo, torna il tintinnio delle manette facili. La lotta all’evasione, a detta del ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, già tristemente noto per il progetto di sospensione della prescrizione, consiste nell’abbassamento della soglia di punibilità per detti reati e nell’inasprimento delle pene. Nello specifico, le voci che circolano parlano della pena detentiva prevista per l’omesso versamento che parte da 50mila euro e per la dichiarazione infedele da 150mila a 100mila euro. Rischia da 4 a 8 anni di reclusione chi emette fatture false col fine di evadere il fisco, ed essendo 4 anni la soglia entro cui possono scattare le misure alternative al carcere, è facile presumere che tale legge prevederebbe l’ingabbiamento dell’evasore presunto. Ché tanto, nell’immaginario grillino, siamo un po’ tutti evasori e meritiamo, di conseguenza, di riflettere al fresco per comprendere il vero sale della vita, ossia lo Stato di polizia in cui vorrebbero farci sprofondare.


Il Grande Fratello grillino

La fatturazione elettronica servirà non solo come mezzo per contrastare l’evasione fiscale, ma anche per le indagini su concorrenza sleale, frodi, contraffazioni e come prova nei procedimenti penali. Dunque l’idea di render tutto elettronico ha un fine ben più ampio, e se vogliamo preoccupante, della mera lotta all’evasione fiscale. Il punto è che la linea tra controlli delle autorità e spionaggio a tappeto verso chiunque è assai sottile, e un governo composto da grillini e sinistra è culturalmente indirizzato a scavalcare abbondantemente quel confine. La fatturazione elettronica diviene uno degli occhi di questo Grande Fratello con cui ci vengono contate anche le volte in cui andiamo in bagno.

Equiparazioni assurde

Altra chicca del ddl antievasori sognato da Bonafede: la confisca per sproporzione agli indagati per reati fiscali. Questa norma è stata sino ad oggi applicata ai casi di mafia, ed aveva il fine di indebolire il potere economico dei mafiosi attaccando i loro patrimoni. Oggi i grillini vorrebbero replicare il tutto nei confronti di chi evade, calcolando l’eventuale discrepanza tra quanto posseduto e quanto dichiarato. Uno vale uno, per l’appunto, e difatti chi evade il fisco verrà equiparato al mafioso stragista. Le norme non possono essere inasprite sempre e comunque e spalmate con violenza su tutta la platea di consociati, al contrario, dovrebbero essere snelle e agili garantendo una giusta e severa applicazione per ogni caso specifico, ricordando sempre che la verità processuale differisce in ogni caso da quella reale. Equiparare chi ottiene proventi da attività illecite mafiose a chi li ottiene da evasione fiscale, ha lo stesso senso di condannare agli stessi anni di carcere chi uccide un essere umano e chi uccide un cane.

Carcere per chi evade?

Poi un paio di semplici considerazioni sull’idea stupida di mettere in carcere chi evade. Considerando che di evasori in Italia ve ne sono 8 milioni, che ogni detenuto costa allo Stato circa 124 euro al giorno e che le carceri attuali sono colme oltre ogni limite, pensando di mettere in galera metà di costoro otteniamo un costo annuo pari a 181040000000 miliardi di euro per il solo mantenimento dei nuovi detenuti, a cui vanno sommati gli attuali 3 miliardi annui per il mantenimenti di chi già si trova nelle patrie galere. E ne andrebbero costruite molte altre e servirebbe un territorio sconfinato per contenere tali edifici, il che andrebbe ad incrementare il seppur approssimativo calcolo di cui sopra. Dubitiamo che lo Stato italiano possa permettersi un tale esborso e che una previsione simile possa essere digerita da un’opinione pubblica che non sia nord coreana.
Siamo di fronte alla prova tangibile di come il taglio dei parlamentari non ci metta al riparo dall’idiozia.

Lorenzo Zuppini

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