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Roma, 14 ott – “Una nuvola nera si addensa sulla testa degli italiani. Un numero imprecisato di cartelle esattoriali, secondo Ernesto Maria Ruffini, direttore dell’Agenzia delle entrate, non meno di 22 milioni di atti di riscossione. Un temporale che il governo di proroga in proroga sposta per evitare che in piena emergenza Covid si scateni la tempesta. Con il decreto Agosto la nube color nero pece è stata spostata poco più in là: al 15 ottobre”. Così scriveva Claudio Marincola sul Quotidiano del Sud il 16 agosto scorso.

Prima di scagliarvi contro gli “evasori” come le scimmie ammaestrate è bene ricordare che già il governo Gentiloni tentò di vendere agli speculatori stranieri circa 8 milioni di italiani. Soros accorse a Roma per assicurarsi quelli più prelibati, ma le elezioni incombevano e non se ne fece niente. Il “bisiniss” era che il governo vendeva gli italiani a 0,5, a dire che un italiano con una cartella da 100 euro veniva venduto a 5 euro, ma poi Soros sarebbe venuto a riscuotere i 100 euro forte appunto della cessione del credito  – che grazie alla legge 130/99 di D’Alema si va ad estendere verso figli e nipoti – che se inconsapevolmente ereditano anche un bicchiere diventano debitori dei grandi speculatori.

Italiani venduti come capi di bestiame

Il motivo è che il governo giallofucsia deve mostrare sudditanza colpendo decine di milioni di italiani vendendoli come capi di bestiame sui mercati internazionali (io a mia insaputa fui venduto sulla Piazza Finanziaria di Londra, con rogito del Public Notary Mr. Allen Labor). Contando che questo “ammorbidisca” le posizioni degli Stati che non vorrebbero dare all’Italia i famosi miliardi del Recovery Fund. L’unico che si sta opponendo proponendo un “Saldo e Stralcio” al 15% (vantaggiosissimo per le casse statali rispetto allo 0,5%) è Salvini, praticamente inascoltato. E quindi c’è il rischio che fra le 9 milioni di cartelle buona parte appartengano a italiani che l’Agenzia delle Entrate venderà all’estero come capi di bestiame. Ma rispetto al passato abbiamo tre sentenze della Corte di Cassazione che seppur non invalidano la cessione dei crediti, ne rendono poi impossibile la riscossione ai vari speculatori in giro per il mondo.

Alla luce di quanto affermato dalla Cassazione prima nel 2018 e successivamente nel 31/01/2019 n 2780, non è sufficiente la documentazione esibita a provare la cessione del credito. La banca si limita ad allegare copia dalla pubblicazione nella gazzetta ufficiale, elemento sufficiente a dare notizia dell’acquisto in blocco e ad esonerarla dalla notificazione ma non a dar prova dell’avvenuta cessione di quello specifico credito. Si aggiunga che tale prova è imprescindibile, come si evince da cassazione 2 marzo 2016, n 4116, poiché chi si afferma successore della parte originaria ha l’onere di fornire la prova documentale della sua legittimazione, quindi nel caso di specie dell’effettività della cessione.

E’ bene che i contribuenti lo sappiano e se arriva uno sconosciuto a esigere soldi agire “subito” (l’opposizione deve essere presentata in Tribunale entro 30 gg) altrimenti oltre al debito originario si pagheranno addebiti di spese non dovute, interessi usurai e anatocismo.

Luigi Di Stefano

1 commento

  1. PORK….
    ma come fa uno a dichiararsi cittadino di uno stato che ci tradisce in questo modo?
    ma come fa questa feccia,a decidere queste cose sulla nostra pelle?
    GENTILONI….e altra gentaglia della tua risma:
    PREGATE che non vada a finire nell’acido,
    perchè in tempi di internet queste cose si sanno,
    E NON VENGONO MAI DIMENTICATE.

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