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Roma, 17 mar – Un nuovo sciopero agita il centro smistamento Amazon di Castel San Giovanni, in provincia di Piacenza. Dopo la prima, storica (mai nel mondo i dipendenti della multinazionale avevano incrociato le braccia) astensione del novembre 2017 per denunciare i turni massacranti e le condizioni estenuanti cui erano sottoposti, questa volta i lavoratori protestano per la mancata applicazione del protocollo di sicurezza siglato a livello nazionale tre giorni fa al fine di prevenire eventuali contagi da coronavirus. Uno sciopero destinato a far male, dato che il centro logistico si trova in questi giorni a dover far fronte ad un vero e proprio boom di richieste date le misure restrittive applicate in tutta Italia.

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I sindacati denunciano: ad Amazon condizioni di sicurezza non rispettate

L’ultima querelle che investe il sito piacentino parte dai solleciti inoltrati all’Ausl competente, al prefetto di Piacenza e alla stessa Amazon, ai quali i rappresentanti sindacali non hanno mai ottenuto alcuna risposta. Una problematica già più volte riscontrata anche a livello nazionale: “Abbiamo centinaia di segnalazioni da parte di lavoratori della distribuzione commerciale anche delle grandi catene – aveva denunciato lo scorso 12 marzo il segretario nazionale Ugl Terziario Luca Malcotti – che non sono ancora dotati degli idonei strumenti di prevenzione. La stessa situazione registriamo nella logistica”.

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Da qui la fissazione di un incontro urgente con i vertici di Amazon, nel corso del quale è stata posta la questione della mancanza di mascherine, di liquidi igenizzanti, di salviette per disinfettare le superfici e di procedure idonee a garantire una distanza interpersonale di almeno un metro fra i lavoratori, come previsto dall’accordo. Alla riunione, tenutasi nel pomeriggio di ieri, le sigle hanno richiesto di fermare la produzione per due giorni (oggi e domani) al fine di consentire ad Amazon di mettersi in regola: di fronte al netto rifiuto opposto, è stato indetto lo stato di agitazione “con decorrenza immediata – spiegano in una nota – che si traduce con l’astensione dal lavoro straordinario facoltativo e/o obbligatorio fino al recepimento e al rispetto integrale delle disposizioni”.

“Abbiamo tentato tutto il possibile, con senso di responsabilità ed evitando in tutti i modi che si aprisse il conflitto in questo momento. É veramente impossibile far capire a questa multinazionale cosa voglia dire dignità e partecipazione dei lavoratori. Neanche quando in gioco c’è la salute”, commenta il segretario provinciale dell’Ugl Pino De Rosa, che aggiunge: “A meno che non volessero, senza dircelo, applicare le teorie del governo britannico, é evidente che per costoro il business viene prima anche della buona salute dei lavoratori”.

Filippo Burla

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