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FM30012015-figura_1Roma, 30 gen – McDonald’s ha appena annunciato che l’amministratore delegato e presidente Don Thompson, 51 anni, lascerà il gruppo il prossimo 1 marzo, dopo meno di tre anni al vertice dominati dall’incertezza e dalla flessione delle vendite. Gli subentra, sia alla presidenza sia nel Cda, Steve Easterbrook, 48 anni e attuale responsabile del brand a livello globale.

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Mc Donald’s: vendite negli Usa e nel mondo

Questi eventi seguono all’annus horribilis del gigante dei fast food, in cui nel mese di dicembre 2014 il gruppo ha riportato la sua peggiore performance delle vendite negli Usa in oltre un decennio, senza che il resto del mondo facesse molto meglio, come evidente nei grafici a fianco: se l’Europa ha ceduto approssimativamente quanto gli Stati Uniti, l’Asia e il Medio oriente hanno evidenziato un crollo ancora superiore nella seconda parte dell’anno.

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Mc Donald’s: presenza nel mondo

McDonald’s rappresenta un simbolo dell’influenza Usa nel mondo, con oltre 31 mila ristoranti in 118 paesi, e un milione e mezzo di occupati; il tutto, con una evidente concentrazione negli Usa, in Europa e tra Cina, Giappone, Corea del sud e Brasile, meno in India, ma presente perfino in Russia e in alcuni Stati medio-orientali come Turchia e Arabia Saudita nonché in Egitto e Sud Africa.

È così che l’ormai ex Ad e presidente Don Thompson, entrato quando – tre anni fa – il valore di un’azione Mc Donald’s valeva 89 dollari, lascia oggi “volontariamente” la guida del colosso americano quando la stessa azione vale ancora gli stessi 89 dollari. Il capitalismo non accetta risultati di parità.

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Mc Donald’s: ex e nuovo presidente

Nei riguardi del successore di Thompson, così si esprime Andrew McKenna, presidente non esecutivo del Cda di Mc Donald’s: “Steve è un amministratore delegato forte e di esperienza, che ha condotto con successo le nostre unità di business nel Regno Unito e in Europa, e il Cda è certo che possa efficacemente guidare il gruppo verso migliori performance finanziare e operative”.

Mc Donald’s è un gruppo eccellente con impiegati di talento e questi cambiamenti del management sono finalizzati ad accelerare la transizione del gruppo alla sua nuova fase di innovazione e crescita. – aggiunge McKenna – “Il Cda continuerà a impegnarsi attivamente con la nuova leadership per guidare il futuro di McDonald’s attraverso questa transizione”.

Queste dichiarazioni stridono tuttavia con una realtà che appare a tinte più fosche di quanto si voglia ammettere, sia all’interno del gruppo sia nel quadro più generale.

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Mc Donald’s: retribuzioni nel mondo

In primo luogo, non è un’associazione per i diritti umani ma l’organo finanziario per eccellenza, il Wall Street Journal, che riporta una impressionante disparità di trattamento degli impiegati di Mc Donald’s, evidente dal grafico a fianco che riporta i minuti di lavoro occorrenti a un impiegato per acquistare un “Big Mac”. A parità di potere d’acquisto, un impiegato indiano è retribuito otto volte meno di uno europeo o nord-americano (quindi, in termini nominali, ancora molto meno), e anche in Medio oriente e in America latina non va molto meglio.

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Produzione di carne bovina negli Usa

In secondo luogo, la crisi di Mc Donald’s appare tutt’altro che occasionale e congiunturale, se soltanto si osserva la tendenza della produzione di carne bovina negli Usa (grafico a fianco) che, dopo aver toccato un picco storico a inizio degli anni 2000, ha successivamente seguito un lento declino e infine un vero e proprio crollo negli ultimi tre anni, per portarsi ai livelli del 1993.

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Pil Usa, reale e dichiarato

È per altro singolare, ma non troppo, che la tempistica del suddetto declino della produzione di carne bovina si accordi molto bene con la stagnazione – a essere ottimisti – del Pil americano ricalcolato in base ai consumi energetici, come abbiamo mostrato in un precedente articolo su queste colonne e che riproponiamo a fianco.

Tempi duri per il cibo-spazzatura, quindi, e forse un’occasione in più per le eccellenze alimentari Italiane, vincoli europei e patto transatlantico permettendo.

Francesco Meneguzzo

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