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Roma, 26 set – Eni Rewind ha ottenuto il mandato da ArcelorMittal Italia per l’assistenza nella progettazione degli interventi di bonifica dell’area ex Ilva a Taranto. Questo è quanto ci viene comunicato dalla società di San Donato Milanese il 23 settembre scorso. Finalmente una buona notizia in una città che da anni vive una situazione drammatica. Chi ha gestito il maggior complesso industriale per la lavorazione dell’acciaio in Europa (l’ex Ilva) è riuscito ad aumentare il numero dei disoccupati senza riuscire a ridurre l’impatto ambientale. Uno scenario da incubo che anche il più pessimista tra gli analisti avrebbe escluso.  Ma torniamo ai “bonificatori”.

Eni non è solo petrolio

La notizia ha sorpreso molte persone. Il Cane a sei zampe (l’ottavo gruppo petrolifero mondiale per giro d’affari) si occupa anche di ambiente? Certo, la tutela dell’ambiente è figlia della modernizzazione, non certo delle isterie dei seguaci di Greta Thunberg.

Eni Rewind è la società ambientale di Eni: un’eccellenza nel risanamento e nella valorizzazione delle risorse naturali in ottica circolare. Un’azienda che è stata capace di far compiere ad ArcelorMittal Italia l’unica scelta lungimirante nella città pugliese. Infatti, la multinazionale che ha in mano il sito siderurgico di Taranto “intende avvalersi delle competenze e dell’esperienza della società di Eni per la progettazione di ulteriori interventi ambientali nelle aree del sito. Il contratto contempla anche l’assistenza specialistica nell’iter autorizzativo finalizzato all’approvazione da parte degli enti preposti del progetto di messa in sicurezza operativa dello stabilimento”. Eni Rewind inoltre sottolinea che “nell’ambito delle indagini ambientali sono previste ulteriori caratterizzazioni dei suoli, sui quali si estendono gli impianti, attraverso modelli concettuali 3D e idrogeologici. L’obiettivo è quello di raccogliere ulteriori informazioni per l’aggiornamento delle messe in sicurezza già attive e per la progettazione della messa in sicurezza operativa dell’area, minimizzando gli impatti sull’operatività del siderurgico”. Grazie alla società fondata da Enrico Mattei la bonifica del sito non è più una chimera.

La crescita sostenibile non è decrescita

Come è stato già detto l’impegno di Eni Rewind non si esaurisce in qualche spot pubblicitario. Al contrario la società di San Donato Milanese propone progetti che prevedano la valorizzazione delle aree già nella fase di progettazione degli interventi, tenendo conto degli strumenti di pianificazione territoriale.

In casi come quello di Taranto Eni Rewind, attraverso le attività di bonifica, offre un’opportunità alle comunità locali recuperando aree dismesse per renderle disponibili alle collettività. L’Ente nazionale idrocarburi si mette concretamente al servizio dell’ambiente. La scoperta di nuovi giacimenti non contrasta con la ricerca di fonti rinnovabili. A spiegarci il motivo è stato, circa due anni fa, lo stesso amministratore delegato Claudio Descalzi. Secondo l’ad di Eni “a livello industriale, nel campo energetico, nell’economia circolare bisogna investire molto. Noi siamo impegnati nell’economia circolare per diversi motivi, soprattutto per un motivo molto banale. Ossia – ha proseguito – non avendo materie prime in Italia e dovendole importare, abbiamo fatto di necessità virtù e in questi anni abbiamo sviluppato tecnologie uniche al mondo per trasformare, ad esempio, le raffinerie tradizionali in bioraffinerie”.

L’Eni e il “circolo virtuoso”

L’economia circolare, con buona pace degli ambientalisti, non può fare a meno dell’industria e viceversa. Il manager milanese ha spiegato che esistono “le opportunità di sviluppare una nuova industria e di promuovere nuove assunzioni ad esempio di biologi, ingegneri, chimici. La circolarità ha tantissimi vantaggi, tra cui la possibilità di trasformare i rifiuti in energia ma c’è bisogno di sviluppare la ricerca scientifica, la tecnologia”.

Non è un caso, dunque, se due anni dopo questo discorso la bonifica del sito di Taranto sia stata affidata ad Eni Rewind. Speriamo solo che qualche giudice, con la consueta smania di protagonismo della nostra magistratura, non metta i bastoni tra le ruote a chi con le sue competenze può far risorgere una grande città.

Salvatore Recupero

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