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L’Ue inizia a preparare il cappio: ecco i miliardi (a strozzo) del Sure

by Filippo Burla
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Roma, 26 set – Il Consiglio dell’Unione Europea ha dato ieri il via libera, nell’ambito del programma Sure – Support to mitigate Unemployment Risks in an Emergency, ad un sostegno finanziario pari a 87,4 miliardi destinato a 16 Stati membri dell’Ue. “Il sostegno aiuterà gli Stati – si legge in una nota diramata dal Consiglio – a finanziare il drastico aumento della spesa pubblica registrato a partire dal 1º febbraio 2020 a causa del ricorso a regimi nazionali di riduzione dell’orario lavorativo e a misure analoghe anche per i lavoratori autonomi”. Per l’Italia sono previsti 27,4 miliardi.

Come funziona il Sure

Il Sure è uno dei tre strumenti – gli altri essendo il Mes e il Recovery Fund – messi in campo dall’Ue la scorsa primavera come risposta comune alla crisi dovuta alla pandemia da coronavirus.  A seguito dell’approvazione da parte del Consiglio, ora la Commissione è autorizzata – per conto dell’Ue – a rivolgersi ai mercati, emettendo titoli per raccogliere le risorse necessarie a coprire il relativo fabbisogno (che, in caso di ulteriori richieste, potrà arrivare fino a 100 miliardi di euro) di risorse che verranno poi girate in prestito agli Stati.

Leggi anche – Recovery Fund e Mes: obiettivo commissariare l’Italia

Cominciano così i primi problemi di metodo. A partire anzitutto dall’arrivo di un nuovo attore nel mercato dei titoli obbligazionari, destinato ad ingrassare le fila dal lato dell’offerta. Circostanza non da poco: pur in presenza di un fiume di liquidità, se gli emittenti sono sempre di più il rischio è quello di dover spartire la torta fra un numero sempre maggiore di partecipanti. Con conseguenze non da poco sul piano dei rendimenti richiesti, specie nel momento in cui il nostro ministero dell’Economia ha appena concluso con successo la settima (dicasi: settima) asta consecutiva di Bot a tasso negativo.

In secondo luogo – come sottolineato dal Consiglio – l’operazione sarà, per almeno un quarto del totale, a valere sul bilancio dell’Ue stessa. Bilancio che, com’è noto, ci vede da almeno vent’anni in posizione di contribuenti netti. Non è quindi errato dire che con il Sure l’Ue ci sta prestando una parte dei soldi che generosamente lasciamo ogni anno nelle sue casse.

Anche il Sure è creditore privilegiato

In ultimo, ma non per ultimo, va tenuto presente che il ricorso ai fondi del Sure significa accettare l’esistenza di credito privilegiato. Dettaglio non indifferente, visto che apre la strada – identica a quella che percorreremo se dovessimo ricorrere ai già citati Mes e Recovery Fund – alla segmentazione dei nostri creditori.

I fondi ottenuti nell’ambito del Sure, in quanto sotto forma di prestiti, finiranno infatti nel conteggio debito pubblico, i cui detentori non saranno però più considerati tutti sullo stesso piano e specialmente per quanto riguarda le priorità di rimborso. Chi non godrà del privilegio (e saranno la quasi totalità) diventerà così automaticamente un creditore subordinato, con il rischio – pur in assenza di qualsiasi ipotesi di default – che possano chiedere (e ottenere) rendimenti superiori all’atto dell’eventuale rinnovo dei titoli in loro possesso.

Filippo Burla

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