Il Primato Nazionale mensile in edicola

Roma, 26 – Una “exit” in piccolo, nel cuore delle Alpi? Domani la Svizzera è chiamata al voto per un referendum con il quale verrà chiesto se mantenere o rinegoziare gli accordi di Schengen sulla libera circolazione delle persone, ai quali la confederazione – pur non essendo parte dell’Unione Europea – aderisce dal 2008 dopo averli sottoscritti nel 2004, ultima in ordine di tempo (con l’eccezione del piccolo Lichtenstein) ad entrare a farne parte.

Il referendum della Svizzera contro la troppa immigrazione

Il referendum, che si compone di altri quattro quesiti relativi a questioni di politica interna, chiede ai cittadini di esprimersi sull’iniziativa popolare “Per un’immigrazione moderata” con l’obiettivo di sottoporre a revisione il pacchetto di 7 accordi bilaterali (approvati a larga maggioranza e sempre con una consultazione referendaria nel 2000) che, secondo i sostenitori del Sì, avrebbero incentivato un’eccessiva immigrazione in Svizzera.

I promotori: “Via da Schengen”

Tra i promotori troviamo l’Udc, il partito di maggioranza relativa al Consiglio nazionale (la camera bassa dell’Assemblea federale è però dichiarata a favore del No) che denuncia come ormai un quarto dei residenti sia straniero, senza considerare poi l’elevato numeri di frontalieri – tra cui decine di migliaia di italiani – che ogni giorno varcano i confini per andare a lavorare in Svizzera. La questione non è però solo economico-salariale: “I migranti cambiano la nostra cultura. Le piazze, i treni e le strade diventano meno sicuri: in più, la metà dei beneficiari del welfare sono stranieri”, spiegano i sostenitori del Sì. Già nel 2014 l’Udc aveva promosso – e vinto, anche se non era stato concretamente applicato – un referendum per imporre quote ai lavoratori provenienti da altre nazioni.

Se la consultazione di domani passasse – i sondaggi danno per ora il fronte del No in vantaggio – il governo avrebbe un anno per rinegoziare con Bruxelles gli accordi di libera circolazione. Qualora al contrario non si trovasse un’intesa, le frontiere verrebbero invece chiuse d’imperio.

Nicola Mattei

La tua mail per essere sempre aggiornato

1 commento

Commenta