Roma, 21 mag – Una serie di polemiche hanno travolto Eni e lo stato italiano in seguito all’annuncio della società energetica di aver aperto un conto in rubli per pagare il gas russo, aggirando di fatto le sanzioni europee che determinerebbero l’impossibilità di pagare le forniture russe attraverso il rublo, onde evitare di sottostare al ricatto del Cremlino e favorire la ripresa dell’economia nazionale russa.

I motivi delle polemiche contro Eni

Un vero e proprio scandalo che ha subito determinato l’immancabile richiamo della Commissione Europea, pronta addirittura a minacciare una procedura d’infrazione verso l’Italia. Non intendiamo discutere sull’importanza delle sanzioni alla Russia, sull’efficacia di esse a medio o breve termine e crediamo che, al netto delle considerazioni individuali, in materia il fulcro da affrontare ed osservare in questo dibattito sia la manifesta incapacità da parte dell’Italia di valutare attentamente le conseguenze dei propri gesti prima – e non dopo – averli compiuti.

Infatti, aziende come l’Eni hanno sottoscritto anni fa dei contratti firmati con le aziende energetiche russe, ragion per cui il non rispetto di quei protocolli ed il mancato pagamento determinerebbe delle conseguenze anche penali. Dovrebbe essere la nazione italiana ad indicare con fermezza la strada da seguire in questo momento, lasciando libertà a mercati ed imprenditori oppure decidendo di stoppare immediatamente i pagamenti alla Russia, valutata l’impossibilità di pagare in euro.

L’Ue alla prova delle sanzioni

Inoltre, ancora una volta si assiste all’incapacità europea di mettere in campo una strategia condivisa e dare seguito con i fatti agli annunci roboanti. Per quale ragione annunciare la resistenza al ricatto di Putin sul pagamento in rubli e proclamare l’immediato embargo sul petrolio russo se dopo settimane le aziende hanno aperto conti per effettuare i versamenti nella valuta russa e l’embargo è ancora appeso al veto ungherese? Una serie di domande al momento prive di risposta. L’unica certezza è che con l’attuale squilibrio e la mancanza di visione comune ogni tematica su cui la Ue dovrà scegliere si rivelerà un fallimento annunciato.

Tommaso Alessandro De Filippo

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