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Terza e ultima puntata dell’inchiesta sull’euro
Qui la prima puntata
Qui la seconda puntata
Roma, 2 apr – L’uscita dall’euro è condizione necessaria ma non sufficiente. Ecco allora alcune proposte con le quali l’Italia smetterà di essere considerato “maiale” dalla Ue a trazione euro – germanica e tornerà grande:



  • L’Italia deve rifondare la sua economia sull’interesse pubblico, che significa spendere a deficit per creare posti di lavoro e servizi;
  • L’Italia deve tassare unicamente con la sua valuta sovrana;
  • La nazionalizzazione della Banca d’Italia, che dovrà perseguire diversi obiettivi oltre a quello della stabilità dei prezzi, rinunciando però sia a definire un contenuto numerico agli obiettivi stessi sia ad alcun ordinamento gerarchico. I diversi obiettivi da perseguire sono:
    – l’elevata occupazione;
    – un tasso di crescita sostenuto del Pil;
    – la stabilità del sistema finanziario;
    – la riduzione della volatilità dei tassi di interesse a lungo termine.
  • La politica monetaria (es. Inflazione, svalutazioni competitive ecc.) sarà gestita dal ministero dell’Economia con l’ausilio di Banca d’Italia, che sarà prestatore di ultima istanza;
  • La dimensione della spesa pubblica deve essere coerente con l’interesse pubblico;
  • Separazione bancaria (da una parte le banche commerciali, ossia le banche nate per come le conosciamo: erogare credito alle famiglie, alle imprese; dall’altra le banche speculative, coloro che vogliono arricchirsi sulla pelle altrui; attualmente i vostri soldi vengono usate dalle banche anche e soprattutto per giocare in borsa, tanto che gli frega, i soldi sono vostri), ossia il ripristino della legge bancaria del 1936, la cosiddetta legge Glass – Steagall;
  • I conti correnti dei risparmiatori devono essere assicurati dalla Banca d’Italia;
  • I debiti contratti fra gli Stati verranno ripagati con tempi concordati fra i due Stati;
  • Agevolazioni per i prodotti realizzati in Italia:
    – aliquota IVA 22% / 18 % se Made in Italy
    – aliquota IVA 10% / 7 % se Made in Italy
    – aliquota IVA 4% / 2% se Made in Italy
  • La ricostituzione dell’Iri: avrà il compito di affrontare il problema del risanamento bancario e al tempo stesso di procedere alla riorganizzazione delle partecipazioni nelle imprese che erano detenute dalle banche.

Con questa indagine abbiamo provato a capire quali siano le criticità dell’euro e dell’Unione europea, soprattutto dal punto di vista economico. Abbiamo capito che l’euro non è una moneta, ma un metodo di governo neo-liberista con il quale togliere diritti ai lavoratori. Abbiamo provato a capire i motivi per cui lasciare questa barca, che chiamiamo Euranic per ricordare il più celebre Titanic, che affonda ogni giorno sempre di più, trascinando nel baratro famiglie e imprese.
C’è ancora qualcuno che è convinto di guadagnarci ancora qualcosa da questa gabbia: una gabbia forse dorata, ma pur sempre una gabbia, dentro alla quale troviamo la ricetta perfetta per il disastro. Chi crede di poter guadagnare ancora qualcosa dalla mondializzazione dell’Unione europea, fatta di gessetti colorati e di Imagine di John Lennon, è identico a coloro che ballavano nelle cabine di prima classe del Titanic mentre affondava e l’acqua sommergeva quelle di terza classe. Ma prima o poi capiranno anche loro che stanno per affondare.
Stefano Mastrillo
 

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1 commento

  1. La Banca d’italia dal 1992 è in mani private (prevalentemente estere)al 95%.Solo un 5% è dell’INPS.E’ controllata da Unicredit e Banca Intesa al 60%, queste ultime privatizzate(svendute e ora di fondi stranieri) nel 1992.Ha solo alcuni obblighi nei confronti dello stato; il piu’ importante che era di sottoscrivere i bot non sottoscritti dai risparmiatori fu levato dal traditore Andreatta nel 1982.La cosa incredibile è che prima della privatizzazione lo stato doveva 600 mila miliardi a banca d’Italia ma quel debito era dovuto ad un ente di nostra proprietà cioè non dovuto.Con la svendita quel debito è diventato reale e nei confronti dei privati che controllano banca d’italia

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