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Roma, 24 dic – Tagliare i costi e aumentare le vendite: non era questa la ricetta che l’organo ufficiale di Confindustria propagandava urbi et orbi per affrontare la crisi? Una soluzione perfettamente in linea con le problematiche dell’euro e della necessità di attingere al campionario noto come svalutazione interna al fine di compensare le rigidità del cambio fisso.

O così o di nuovo recessione, tertium non datur. Peccato che, quando poi tocca a loro, dalle parti del Sole 24 Ore non sembrano così tanto entusiasti di sposare quella linea. Tanto da mettere in scena il secondo sciopero in pochi mesi dopo quello dello scorso marzo. Un’agitazione di due giorni appena prima del Natale – e con la finanziaria appena approvata dal governo, notizia “bucata” da quello che è il principale quotidiano economico italiano – per protestare contro la “decisione dell’azienda di disdettare unilateralmente un accordo integrativo, con l’immediata conseguenza di un taglio delle retribuzioni”. Disdetta che i membri del comitato di redazione ritengono “ingiustificata perché arriva a soli 10 mesi dalla firma di uno stato di crisi che ha condotto all’uscita 35 colleghi, con sensibili risparmi”. Eccoli, i tagli che tanto hanno auspicato per far ripartire le aziende italiane. Fra le quali, sia detto per inciso, ricade anche lo stesso Sole 24 Ore che ha accumulato negli ultimi anni qualcosa come 350 milioni di rosso ed è ancora nelle edicole solo perché, nonostante gli scandali, ha appena completato l’ennesimo aumento di capitale.

Intendiamoci: uno sciopero è sempre un fallimento, perché è sintomo di una situazione di crisi che può sfociare in tagli che incidono sulla carne viva dei lavoratori. Proprio questo rischia di accadere dalle parti di via Monte Rosa, dove la dirigenza ha annunciato di voler ridurre di almeno il 30% il costo del lavoro. L’uscita unilaterale dal contratto integrativo sembra dunque solo il primo passo di una nuova rivoluzione per la quale non sembra essere bastato il cambio di passo nella gestione.

E cominciano, nel frattempo, i nuovi “riposizionamenti”. Come nel caso del curatore dell’inserto online Econopoly24 Alberto Annicchiarico, che, messo su Twitter di fronte alla celebre prima pagina del “Fate Presto” che spianò all’epoca la strada al governo Monti, scrive che il Sole 24 Ore ha, sia pur tardivamente, “un approccio più critico”. Lui, però, spesso non concorda con la linea in quanto sarebbe un semplice dipendente. Insomma, eseguiva gli sciopero sole 24 ore annicchiaricoordini. Fra i quali quelli di scrivere che gli scioperi sono inutili, frase che un utente gli ha fatto notare in relazione ad un suo vecchio cinguettio. Salvo poi aderire quando lo stipendio in ballo è il tuo. Ma non era con l’abbandono dell’euro, dicevano, che i salari sarebbero calati?

Filippo Burla

3 Commenti

  1. Mi ricordo un signore che nemmeno nomino urlare nel salotto di porta a porta il famelico ” fate presto “…….certo bisognava fare presto per salvare stipendi d’oro e pensioni dorate di politici,alti funzionari e burocrati vari ed ex fenomeni pluritrombati e falliti….. Sulla pelle degli italiani hanno salvato i loro stipendi da 10…20…..30 mila euro mensili ed a noi poveri sudditi ci hanno lasciato una vita da schiavi…..altro che fate presto….. Vergogna.

  2. …una direzione che mantiene gente tipo il ”plurilaureato” farlocco Giannino ( il quale dovrebbe accendere una candela a Gesù bambino per la carità che gli ha fatto ) o i demenziali della ”zanzara”….non possono che portare tutto alla rovina…..

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