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Più di 5mila imprese, quasi 275mila lavoratori tra diretto e indotto, oltre 105 miliardi di fatturato, l’11% della produzione industriale nazionale e il 6,2% del nostro Pil. Sono questi i numeri del settore auto italiano, un’eccellenza che rischia oggi di venire letteralmente stritolata. L’anno che dovrebbe, sperabilmente, portarci fuori dalla pandemia, non è infatti iniziato nel migliore dei modi per l’automotive tricolore. Stretto da tempo in una lunga crisi (anzitutto quella di una mancanza di politica industriale), il 2021 si è aperto con la cessione di Fca alla Francia, e quella di Iveco alla Cina sembra essere ormai in dirittura d’arrivo.

Questo articolo è stato pubblicato sul Primato Nazionale di marzo 2021

Fca e Iveco non parlano più italiano

Due campioni nazionali in mani estere, a segnare il progressivo disimpegno della famiglia Agnelli dal comparto che l’ha resa protagonista – nel bene e (più spesso) nel male – della storia economica italiana. Intascando oltre 800 milioni come assegno di congedo ma senza smettere di attingere generosamente dalle finanze pubbliche (vedi il finanziamento da 6,3 miliardi con garanzia statale accordato seduta stante). Partiamo da Fca…

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3 Commenti

  1. Purtroppo la famiglia Agnelli non esiste più. All’ultimo rimasto hanno regalato il giocattolo Juve. E non entro nel merito del genietto apparentemente morto di tumore precocemente o di quello che viveva sotto scorta h24 ma che è riuscito a “suicidarsi” lanciandosi da un cavalcavia della TO/SV
    Tutto in mano al ramo ebraico. Perchè stupirsi a questo punto

  2. Non mi sembra proprio che sia francese dal momento che il capitale della famiglia. Agnelli si aggira al 14% e quello di Peugeot circa 6/ 7 %. Il rimanente ad azionisti cinesi ecc….

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