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Fca Peugeot ultimo atto: così la Francia fa man bassa della nostra industria

by Filippo Burla
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fusione fca peugeot

Roma, 1 nov – La fusione Fca Peugeot è solo l’ultimo atto di una guerra che la Francia ci ha dichiarato, sottotraccia, da tempo. E che noi stiamo perdendo, senza mai averla realmente combattuta.

In Fca Peugeot comanderanno i francesi

Il matrimonio tra le due storiche case automobilistiche vale qualcosa come 170 miliardi di fatturato e porterà alla nascita del quarto polo mondiale del settore. Un gruppo da oltre 10 miliardi di utili, quasi mezzo milione di dipendenti, decine di stabilimenti in tutto il mondo.

Se ufficialmente si tratterà di una fusione “alla pari” (da qui il crollo in borsa di Peugeot e la corsa di Fca: le azioni stanno semplicemente convergendo verso un prezzo simile), nei fatti non sarà così. Il consiglio di amministrazione, composto da 11 persone, vedrà infatti 6 membri nominati da Parigi e solo 5 da Torino, che resta sin da subito in minoranza. Ai francesi spetterà inoltre la scelta dell’amministratore delegato, mentre all’ex Fiat viene lasciata una poco più che simbolica presidenza. Insieme ad una maxi cedola di cui in larghissima parte (1,5 miliardi) beneficerà Exor, la finanziaria di famiglia Agnelli. Gli unici a guadagnare da questa storia, perché le leve del comando finiranno oltralpe praticamente senza colpo ferire. Non poteva essere altrimenti: nell’azionariato di Groupe Psa, con una quota del 12,2% (tramite Bpi participations, banca al 100% pubblica) fa capolino il governo francese, che in quanto a tutela delle proprie realtà industriali non teme confronti.

Shopping transalpino

Fca Peugeot è l’ennesimo (e non sarà sicuramente l’ultimo) tassello di una campagna acquisti che da tempo vede l’Italia nel ruolo di vittima prediletta. Da Bnl a Parmalat, passando per Gucci e Bulgari, senza scordare le mire su Generali: nel corso degli ultimi anni Parigi ha comprato di tutto e di più.

I numeri non mentono. Dal 2000 ad oggi la Francia ha messo sul piatto, per acquistare aziende tricolori, qualcosa come 73 miliardi, mentre viceversa il conto si è fermato a 41. Un deficit da 32 miliardi che, anche volendo escludere i 25 di un’altra sedicente fusione “alla pari” (valga lo stesso discorso fatto per Fca Peugeot) Essilor-Luxottica, diventano 7. Investimenti, certo. Ma anche debito estero, che nel medio termine si traduce in un drenaggio di risorse (e di ricchezza) oltreconfine. Relegandoci ad essere una sorta di colonia. Forse ricca, ma pur sempre una colonia.

Filippo Burla

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4 comments

SEPP 2 Novembre 2019 - 2:02

A scuola ho fatto francese per 6 anni, cantavo la marsigliese ogni giorno, sono
pronto per diventare citoyenne francaise, sperando che con i tempi che corrono
non abbaino cambiato anche la canzone di marianne, la nuova invece di cantarla
la ballero’. Vive la france, pur que se magne.

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Athanase 3 Novembre 2019 - 6:01

Alors venez vivre en France et moi je prends votre place en Italie, car la République Française est la source de toutes les dictatures depuis 200 ans.

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Fulvio Moretti 9 Novembre 2019 - 3:58

L’Italie n’est plus le paradis de “La Dolce Vita”:(

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Fca-Psa: c'è l'accordo ufficiale. Nasce il quarto gruppo auto al mondo (in mano ai francesi) 31 Gennaio 2020 - 9:13

[…] un nuovo campione di statura mondiale per rispondere alle sfide della mobilità sostenibile”. Un’altra fetta di industria italiana che finisce nel portafoglio della Francia, aggiungiamo […]

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