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Roma, 23 nov – In Francia Amazon ha accettato di rinviare il Black Friday previsto inizialmente tra il 27 e il 29 novembre. Accolta dunque la richiesta del ministro delle Finanze francese, Bruno Le Maire, che aveva invitato supermercati, grande distribuzione e rivenditori online a posticipare il Black Friday per tutelare i negozi che vendono prodotti non essenziali obbligati a rimanere chiusi durante il lockdown. L’amministratore delegato di Amazon France, Frederic Duval, ha annunciato che il colosso del commercio elettronico ha accettato di rimandare l’evento al 4 dicembre, seguito anche da altri rivenditori leader del mercato europeo come Carrefour e Leclerc. “Abbiamo deciso di ritardare la data del Black Friday se questo può aiutare i negozianti”, ha dichiarato Duval.



Black Friday: Parigi meglio di Roma 

Dunque tutti i rivenditori, online e tradizionali, hanno concordato all’unanimità di rinviare il Black Friday a condizione che i negozi possano riaprire dopo la fine del “confinement” nella prima settimana di dicembre. Il governo francese è dunque riuscito a far accettare alla multinazionale di Jeff Bezos una decisione che tutela, almeno parzialmente, il commercio tradizionale in questa fase complicata. Se Amazon ha accettato è anche grazie alle forti campagne d’opinioni nate in Francia, ad un approccio più fermo di Parigi nei confronti dei giganti di internet, come dimostrano i confronti sulla web tax del passato o le recenti accuse di fare concorrenza sleale. Insomma in Francia Amazon ha dovuto fare un piccolo passo indietro, anche perché, oltre alle varie motivazioni politiche, oltralpe la tutela della lunga tradizione di attività locali a conduzione familiare (in contrasto anche “ideologico” al consumismo Usa) è ancora forte.

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In Italia il governo si è mosso in ritardo

E in Italia? Da noi la trattativa tra governo e associazioni commerciali per un rinvio del Black Friday è sostanzialmente fallita. Fatto che avrà la sua importanza, dato che stando alle stime del Codacons saranno circa 25 milioni gli italiani che approfitteranno degli sconti pre-natalizi del “venerdì nero”: il 47% in più rispetto al 2019. La settimana del Black Friday genererà un volume d’affari di oltre 2,5 miliardi di euro, una crescita del 27% rispetto allo scorso anno. Circa un terzo dei regali di Natale, precisamente il 35%, verrà acquistato questa settimana. Confesercenti ha presentato un esposto all’Antitrust per denunciare “una distorsione gravissima della concorrenza da correggere al più presto”, chiedendo al governo Conte di seguire l’esempio della Francia.

Amazon e la concorrenza sleale

Il confronto informale tra l’esecutivo e le associazioni si è risolto però in un nulla di fatto, dato che non ci sarebbero le condizioni per uno spostamento in avanti della data. Stando a quanto riportato dall’Ansa, che cita fonti governative, non si è trovata una posizione unitaria associazioni di commercianti e grande distribuzione. L’accusa al governo Conte è di essersi mosso in ritardo nella richiesta di chiedere ad Amazon e compagnia di posticipare il Black Friday: “Consideriamo misera, tardiva, sostanzialmente inutile e un po’ penosa la proposta. Non abbiamo nessun interesse in questa iniziativa: è più importante per noi avere norme per competere ad armi pari”, ha dichiarato, Davide Rossi, direttore generale di Aires Confcommercio. “Oggi”, prosegue Rossi, “c’è un’asimmetria che favorisce i colossi del web, non solo dal punto di vista fiscale, ma anche da quello delle responsabilità verso i consumatori“. Amazon è considerato a livello normativo come un mero intermediario, e così “incassa senza nessun obbligo o responsabilità”, mentre nei fatti è “un venditore al dettaglio”.

Web tax e misure anti elusione

Almeno per Aires Confcommercio sarebbe più utile che “si mettesse mano immediatamente al tema della fiscalità”. Dunque web tax e misure anti elusione, per “una concorrenza ad armi pari e che imponga alle piattaforme di intermediazione online forme di responsabilità oggettiva a fronte di vendite irregolari effettuate da terze parti ospitate nei cosiddetti ‘marketplace”. Confesercenti nonostante il ritardo con cui si è mosso il governo ritiene che il rinvio del Black Friday “da un punto di vista di principio darebbe un segnale importante: non ci sono solo ristori, ma atti politici”. Questo almeno è il pensiero di Mauro Bussoni, segretario generale di Confesercenti. “Si crea una condizione di impossibilità di competere e di effettuare vendite in modo diretto. L’incertezza inoltre porta molti ad anticipare gli acquisti natalizi, quindi questo Black Friday rappresenta un’occasione ghiottissima e se le imprese sono chiuse e opera solo l’on line è necessario garantire la concorrenza”.

Davide Di Stefano

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4 Commenti

  1. per me TUTTE le multinazionali, (tutte,non solo amazon)
    dovrebbero essere tassate MOLTO pesantemente,
    tenendo conto sia del fatturato che ottengono,sia dei danni che fanno sul territorio.

    amazon per citarne una,nel 2019 ha fatturato in italia 1 MILIARDO dì euro..
    e ha pagato in tasse meno di 11 milioni di euro.
    e nel frattempo,a quanti negozi fisici ha sottratto clienti?
    quanti ne ha fatti fallire?
    e si parla del 2019,quando questa crisi da carognavirus non era nemmeno all’orizzonte.

    il nostro sistema fiscale
    per le persone fisiche….
    cioè per TUTTI NOI che non ci siamo comprati i santi in paradiso,
    prevede scaglioni di tassazione crescenti in base al reddito:
    sopra i 75000 euro l’irpef è del 43%

    perchè questi parassiti sovranazionali devono avere tassazioni agevolate
    fino ad essere inesistenti?

    come cittadino italiano…
    e come imprenditore,
    IO PRETENDO DAL MIO STATO,in primis e poi dall’europa e dal mondo….
    che venga istituita una
    tassazione sulle persone fisiche o giuridiche che parta
    dal 50%
    quando si passa il milione di euro all’anno di reddito netto,
    e che salga abbastanza celermente anche al 90% o al 95%
    quando si comincia a superare le centinaia di milioni di euro di fatturato:

    non esiste che questi concentratori di ricchezza senz’anima
    danneggino con il loro operato sleale negozi,cittadini,fabbriche e operai sui territori,
    e poi vadano a pagare poche decine di migliaia di tasse in qualche paradiso fiscale…
    o anche nel loro paese,
    drenando dai territori dove li guadagnano miliardi o decine di miliardi
    di euro ogni anno:
    SENZA che vengano reinvestiti sul territorio che li produce,e
    IMPOVERENDO di fatto tutti noi.

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