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Dopo Apple, anche Google: il fisco chiede 300 milioni

by Filippo Burla
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google sedeRoma, 28 gen – Continua l’offensiva del fisco italiano nei confronti delle grandi multinazionali. Dopo il caso Apple, a finire nel mirino dell’Agenzia delle Entrate è Google, il gruppo di Mountain View noto ai più per il suo motore di ricerca primo in assoluto per utilizzo nel mondo, oltre a tutta una serie di attività correlate che ne fanno probabilmente il simbolo fra i più importanti dell’economia digitale. Anche per numeri: il colosso fondato da Larry Page e Sergey Brin fattura in tutto il mondo quasi 70 miliardi di dollari l’anno, con utili strabilianti stabilmente attorno ai 15 miliardi annui.

A condurre l’inchiesta è sempre la Procura di Milano, che contesta a Google di aver evaso, nel periodo 2008-2013, 300 milioni di euro. La ricostruzione da parte degli inquirenti è la stessa costata la multa record (e storica) al gigante di Cupertino: Google ha la sua sede in Irlanda – luogo in cui paga le tasse – ma sarebbe stata dimostrata l’esistenza di una “stabile organizzazione” anche in Italia, requisito sufficiente per far scattare l’obbligo di versare l’Ires al fisco. I 300 milioni sono la somma calcolata da Procura, Agenzia delle Entrate e Guardia di Finanza secondo il metodo dell’accertamento induttivo. Qualora Google dovesse decidere di aderire all’accertamento, a seguito di accordo la somma da versare potrebbe ridursi anche se difficilmente scenderà al di sotto dei 200 milioni. Il punto di snodo nella questione non è però il pagamento in sé quanto il precedente che, come già nel caso dell’accertamento su Apple, la vicenda solleva: le multinazionali, per quanto strutturate, non sembrano più al riparto dalle mire del fisco.

Filippo Burla

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