Home » Ce lo meritiamo, l’Isis: gli “aperitivi terapeutici” della generazione Bataclan

Ce lo meritiamo, l’Isis: gli “aperitivi terapeutici” della generazione Bataclan

by Adriano Scianca
1 commento

bataclanRoma, 28 gen – Ezra Pound, che era tutt’altro che un guerrafondaio, scriveva: «Gli ordini della Milizia hanno maggior valore di qualsiasi seduta psichica per debilitati». Intendeva dire che in presenza di un trauma, di un’ansia, di un’insicurezza, la soluzione non è mai quella di scandagliare morbosamente la psiche quanto piuttosto quella di dare forma a se stessi, impegnarsi, farsi coinvolgere in una comunità e in una dimensione di lotta e sacrificio. Chissà cosa avrebbe pensato il grande poeta statunitense degli “aperitivi terapeutici” a cui si sottopongono i sopravvissuti del Bataclan. L’incredibile storia degli scampati alla strage che cercano di uscirne trangugiando pizzette ci viene raccontata dal Corriere della Sera.

“Anche se io fossi Mark Zuckerberg, credo che mi definirebbero ‘fondatore di Facebook e scampato al Bataclan’, e così mi sento. Qualsiasi cosa facessimo prima, il Bataclan è probabilmente la cosa più importante che ci sia mai capitata, siamo marchiati a vita”, spiega Arthur, un ragazzo che assieme alle fondatrici, Maureen e Caroline, anima l’associazione “Life for Paris”. Già queste parole sono significative: ciò che si trova insopportabile non è solo il sangue, la morte, la paura – cose che effettivamente sarebbero traumatiche per chiunque – ma anche l’idea di aver partecipato a un evento epocale che strappa le persone dalla loro vita anonima. Non è solo il peso del lutto che è insostenibile, ma anche quello della storia. Le nostre società si concepiscono come post-storiche e il brusco risveglio da questa illusione fa sempre molto male.

Arthur prosegue raccontando degli “aperitivi terapeutici” che ogni settimana organizza la sua associazione: “Tutti noi abbiamo avuto delle vite prima, e avremo tutti delle vite dopo. Vogliamo uscire da questo stato intermedio, non restare imprigionati in eterno nel ruolo delle vittime salve per miracolo. Gli psicologi ci consigliano di farlo assieme, di parlarne tra di noi, di buttare tutto fuori”. Possiamo solo immaginare le grasse risate dei membri dell’Isis nel leggere queste parole. Ma immaginiamo anche la perplessità e la rabbia di popolazioni che vivono tragedie simili tutti i giorni, da anni (per esempio i siriani), e nonostante tutto devono tirare avanti senza essere coccolati e senza poter “buttare tutto fuori”, secondo i più triti stereotipi della logorrea para-freudiana. Fossimo in un film di Clint Eastwood, gli scampati finirebbero almeno al fronte. Probabilmente dalla parte sbagliata, ma sarebbe già un passo avanti verso un ritorno all’umano. Marciare per non marcire. Altro che aperitivi.

Adriano Scianca

You may also like

1 commento

Sal Taurasco 28 Gennaio 2016 - 5:41

Di fronte a questo, consiglio di leggere “Il nuovo conformismo” di Frank Furedi, uno dei pochi saggi veramente illuminanti di oggi. E’accorgersi che la cultura delle emozioni sia un’arma micidiale per manipolare le coscienze.

Reply

Commenta

Redazione

Chi Siamo

Il Primato Nazionale plurisettimanale online indipendente;

Newsletter

Iscriviti alla newsletter



© Copyright 2023 Il Primato Nazionale – Tutti i diritti riservati