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Roma, 21 nov – L’Associazione Bancaria Italiana ha divulgato, nel suo ultimo bollettino mensile, i dati sulle consistenze del risparmio dei nostri concittadini. Nei conti correnti degli italiani giaciono 1682 miliardi di euro, un valore enorme che per di più tende a crescere: +8% rispetto ad un anno fa, ovvero un incremento pari a 125 miliardi di euro. Tutto è traducibile più o meno così: la gente non si fida dell’immediato futuro, preferisce rimandare spese e investimenti aspettando tempi migliori e, anche a costo di guadagni vicini allo zero, immobilizza i propri risparmi in banca. Un comportamento del tutto giustificabile se lo inseriamo nella cornice di una pandemia mondiale che, peraltro, alimenta il già prolifico serbatoio di ansie e paure presente nelle classi medie.

Il rischio del “troppo risparmio”

Va detto, però, che questo risparmio persistente e significativo non può far altro che danneggiare l’economia reale. Come? Molto semplice, del resto le grandi verità sono generalmente semplici. L’eccesso di risparmio privato, oltre ad ingenerare sfiducia nella comunità, porta in dote una grave mancanza di liquidità nei circuiti economici reali. Si risparmia tanto e si spende poco, quindi: negozi e aziende vendono sempre meno servizi e prodotti perché gli acquirenti sono riluttanti a spendere, il calo del lavoro indurrà le aziende a fare a meno di una parte dei propri dipendenti, i quali a loro volta ridurranno le spese e via discorrendo.

C’è poi un altro aspetto fondamentale: se le aziende fatturano meno, pagano meno tasse: di conseguenza lo Stato incassa meno e spende di più per erogare sussidi e ammortizzatori sociali. Quest’ultimo, dunque, si vedrà costretto ad indebitarsi maggiormente per restare in equilibrio finanziario nell’immediato, il che significa nel medio periodo tagli ai servizi e aumento dei tributi. E queste sono solo alcune considerazioni di uno scenario annunciato: la recessione.

Investire nell’Italia

Fortunatamente tutto questo è evitabile, ma prima dobbiamo liberarci dall’egoismo che troppo spesso ci rende miopi e poco propensi a guardare oltre il nostro apparente tornaconto personale. Tornando – invece che ventilare ipotesi di più che dubbia efficacia – a spendere privilegiando i canali tradizionali, comprando prodotti italiani, investendo in aziende che promuovono l’occupazione. Tornando a generare fiducia, prendendo parte attivamente alla ricostruzione della nostra identità nazionale troppo spesso sacrificata sull’altare della globalizzazione.

Certo, per fare tutto questo è necessario che la nazione sia guidata da un governo forte, capace e teso alla realizzazione degli obiettivi che si stagliano all’orizzonte. Usando un eufemismo si potrebbe dire che l’attuale esecutivo non sia proprio in linea con questa visione…

Lorenzo Leoncini

 

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