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Deutsche BankBerlino, 4 mag – Non solo Italia e Grecia, dove con l’acquisto di un intero settore del porto del Pireo ha messo le mani su uno dei principali scali commerciali del Mediterraneo. La Cina punta anche alla Germania, dove con l’acquisto del 9,9% di Deutsche Bank è diventata prima azionista dell’istituto. L’acquisto, effettuato a cavallo della recente ricapitalizzazione da parte del colosso Hna – conglomerata attiva in numerosi settori dalla finanza all’immobiliare – è costato 3,4 miliardi e permette ai cinesi di staccare di misura il precedente azionista di riferimento, la famiglia reale del Qatar che detiene una quota fra il 6 e l’8%, poco sopra il fondo Blackrock.

L’operazione di mini-scalata – l’impressione del mercato è che i cinesi vorranno stabilizzare la propria quota attorno al 10% e non di più – è solo l’ultima di una lunga serie che ha visto Hna protagonista nel vecchio continente. Risale all’anno scorso la campagna di shopping con la quale sono finite nelle sue mani niente meno che Hilton, Cws e Dufry. Non ha poi mancato di mostrare interesse anche per PostBank, controllata proprio di Deutsche Bank ma destinata alla cessione nell’ambito della ristrutturazione del gruppo.

Dove non arriva la liquidità pronta sul tavolo, arriva dunque la crisi delle banche a fungere da ulteriore catalizzatore della presenza cinese. Non solo Deutsche Bank: Hna ha messo nel mirino anche Hns Nordbank, banca specializzata in un settore, quello della navigazione, sul quale la Cina punta forte per continuare ad espandere la propria rete commerciale globale. E questa crisi bancaria da dove nasce? Come per tutte le nazionali europee, proprio dalla crisi della moneta unica e a causa principalmente dell’ottusità tedesca nel pretendere che tutti gli aderenti all’eurozona potessero intraprendere il percorso mercantilista molto in voga tra Francoforte e Monaco. Convinzione destinata a naufragare, dato che per salvare l’esperienza dell’euro ci siamo dovuti adeguare all’austerità e ai tassi bassi: la prima ha creato la massa di crediti in sofferenza su cui si sono incagliati i bilanci delle banche, mentre i secondi hanno drasticamente ridotto i margini di guadagno degli istituti. Con il risultato che la colonizzazione, dalla quale potevamo un tempo difenderci forti dei fondamentali della nostra economia, ora arriva e conquista a prezzi di saldo.

Filippo Burla

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