Roma, 1 mar – Non è buona la situazione le donne e madri che devono lavorare: a dicembre 2020 il tasso di occupazione femminile è sceso a 48,6 perdendo 1,4 punti percentuali.



Donne, il crollo dell’occupazione

Quello maschile, invece, ha perso 0,4 punti percentuali (67,5). Su queste cifre influisce sì la pandemia di Covid, ma secondo uno studio elaborato dalla Fondazione Leone Moressa per Federcasalinghe, nell’eccezionale rallentamento soprattutto l’occupazione femminile, il veo problema è l’assenza di un sistema di welfare che dia la possibilità alle donne di conciliare carriera e lavoro.

L’assenza del welfare per chi ha un lavoro

Secondo questa ricerca, le donne occupate con figli che vivono in coppia sono solo il 53,5%, contro l’83,5% degli uomini a pari condizioni. Le differenze tra generi si assottigliano in caso di una vita da “single”: in tale ipotesi i tassi di occupazione sono rispettivamente 76,7% per maschi e 69,8% per per le femmine. In breve, un bebé impedisce alle donne di poter sostenere economicamente la famiglia dedicandosi al lavoro: negli altri Paesi europei la presenza capillare di un sistema economico di aiuti di Stato che venga in supporto alle madri non permette questa dinamica.

L’idea “quota mamma”

Secondo questo report una soluzione potrebbe essere nel concedere uno sconto pensionistico per ogni figlio, date le maggiori “pause” alla carriera che una donna necessariamente deve compiere nel corso della sua storia lavorativa. Il contributo medio annuale di una lavoratrice è pari a circa 6.100 € annui. “Quota mamma per tutte”, secondo IlSole24Ore “varia in base al numero di figli: considerando la distribuzione per figli dei 12 milioni di mamme italiane e l’importo del bonus, è possibile riportare un contributo medio di 10 mila euro pro-capite. Si arriva in questo modo a stimare un costo annuo di circa 500 milioni”.

Ilaria Paoletti

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