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Milano, 1 mar – Perché – come nel caso della provincia di Brescia – cresce il numero di pazienti Covid che necessitano di cure ospedaliere? Non certo perché siamo di fronte a forme più virulente della malattia. Semplicemente, i malati che oggi affollano i pronto soccorso e le terapie intensive avrebbero potuto essere curati adeguatamente a casa durante le prime fasi della malattia.

Mangiagalli: “tachipirina e vigile attesa” è un protocollo criminale

«Cure adeguate» che non coincidono di certo con il suggerimento del ministero della Salute a base di «tachipirina e vigile attesa» dalla comparsa dei primi sintomi. Anzi. «Dire a uno di aspettare e prendere solo il paracetamolo è criminale». A dirlo alla NuovaBQ è il dottor Andrea Mangiagalli, medico di Pioltello creatore della «chat dei medici in prima linea», di cui fanno parte 200 medici sparsi per lo Stivale. E’ un canale di terapia domiciliare anti Covid, in assenza di protocolli chiari degli enti regolatori. Prescrivono idrossiclorochina, eparina e azitromicina subito a casa, e in questo modo la quasi totalità dei pazienti (anche anziani) guarisce senza passare dell’ospedale.

Il protocollo «tachipirina e vigile attesa «gira da tanto tempo: non capiamo da dove derivi, ma il paracetamolo ha un effetto negativo perché consuma glutatione, una sostanza antiossidante che serve per frenare l’iperossidazione negli stati infiammatori. In più, utilizzare solo il paracetamolo in questo patologia nasconde la curva termica e porta a problemi come l’ingresso nel secondo stadio, quello della polmonite, senza quasi accorgersene». Praticamente un protocollo killer.

L’emblematico caso di Brescia

«Il caso di Brescia è chiaro», spiega Mangiagalli. «I nostri colleghi ci stanno dicendo che ci sono già moltissimi casi di ricoveri, ma non si vuole capire che quando i medici sul territorio impattano con la patologia non vengono considerati. Tutti noi sappiamo da giorni che era in corso un aumento dei casi, ma il problema è che ora che lo segnaliamo, facciamo il tampone e dalla Regione le decisioni arrivano al Governo, se tutto va bene passano dieci giorni». Nel frattempo il paziente peggiora «Perché non viene curato adeguatamente. Ognuno di noi ha mediamente dieci malati in più. Io a Pioltello ho avuto cinque nuovi pazienti sintomatici di colpo. Moltiplicate per 7000, che è il numero dei medici di base in Lombardia e fate le vostre proporzioni».

Mangiagalli: ho inoltrato richiesta a Sileri

Quasi nessun paziente all’inizio è grave. Ma «se non intervieni con una cura immediata per aggredire il virus, in 10 giorni è chiaro che l’epidemia poi ti scappa dalle mani. Se non dai linee guida efficaci, in mezzo ai pazienti giovani, aumentano anche quelli problematici. È come se non ti accorgessi che il polpastrello si sta scottando». Mangiagalli spiega di avere inoltrato una richiesta al viceministro Paolo Sileri. Si tratta di «attivare un protocollo di cura immediato ed efficace. Con la vigile attesa a base di paracetamolo facciamo solo danni».

Si sta puntando troppo e male sul vaccino

Ma Sileri ancora non si è fatto sentire. «Un’altra cosa da fare è quella di iniziare una profilassi immediata almeno per l’aspetto trombotico della malattia. Possiamo metterci d’accordo sui farmaci di primo intervento, possiamo anche fare finta che l’idrossiclorochina non esista, ma una risposta in questo senso va data». A quanto pare, per il Ministero della salute ci sono altre priorità. Il vaccino, ad esempio. Ma, sostiene Mangiagalli, «se fosse vero che ci sono altre priorità, ad esempio il vaccino, dovremmo metterci a vaccinare anche di notte, senza turni, senza soste, mettere in campo una strategia vaccinale massiccia». Ma nonsotante sia chiaro a tutti che la «la vaccinazione non decolla, i numeri aumentano e non si vuole mettere al centro l’aspetto della cura precoce. È la tempesta perfetta».

Per il medico si sta quindi puntando «Troppo e male» sui vaccino, e poco o niente sulle cure domiciliari. «È come puntare al casinò il 100% sul 2. Se non esce il 2 hai perso tutto e non hai un piano bis». Conseguenza? «Arriviamo ad intercettare pazienti che ci contattano dopo giorni di attesa dannosa. Stiamo vedendo una storia che si ripete. Ci sono quelli che sottovalutano, ma anche tanti che non trovano risposte e alla fine per esasperazione vanno in ospedale».

Cristina Gauri

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6 Commenti

    • Grazie, è una militante che seguo e apprezzo per molte cose, ovviamente non tutte, altrimenti sarebbe di un altro mondo! Importante filmato al quale modestamente aggiungerei solo un serio dubbio sul cortisone, preferendogli di gran lunga l’ ozono!

  1. Ormai è evidente che CRIMINALE è vedere la questione come frutto di sola incapacità: “c’è del marcio nel mondo”, parafrasando Shakespeare.

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