Roma, 5 giu – Riempito con il nome del Monza il tabellone della prossima serie A il pallone italiano si tuffa nell’azzurro di una nazionale di calcio ritornata al punto zero. Per la selezione di Roberto Mancini l’inizio di giugno coincide infatti un calendario decisamente fitto: mercoledì scorso la sfida all’Argentina nella Finalissima – che ai campioni d’Europa ha messo di fronte i vincitori dell’ultima Coppa America – ieri sera la prima partita di Nations League contro la nostra avversaria per eccellenza, ossia la sempre temibile Germania. Per un ciclo che si chiude malamente, un nuovo (incoraggiante) corso si è appena aperto. Ma andiamo con ordine.

Italia – Argentina, la Finalissima

Per una strana coincidenza – o forse proprio per segnalarci un destino da non rinnegare ulteriormente – il nuovo spartiacque si manifesta nello stesso stadio dove non più tardi di undici mesi fa il nostro movimento coglieva l’illusione di aver riconquistato il proprio posto nelle gerarchie continentali. E quindi planetarie. Nella gara d’esordio della nuova – e ultima – maglia firmata Puma (dedicata alle quattro nazionali campioni del mondo) ritroviamo l’Argentina, compagine che non superiamo dal 1987. Canonico 4-3-3 e “soliti” interpreti per gli azzurri: il cittì rinvia ogni esperimento alla competizione organizzata dall’UEFA. Nei sudamericani, imbattuti da 31 partite, in tanti giocano – o hanno giocato – nel nostro paese. A partire dal selezionatore Lionel Scaloni: nei giorni scorsi l’ex terzino di Lazio e Atalanta ha riconosciuto al Mancio – fermo restando il fallimento mondiale – il fatto di aver dato alla squadra un’identità da tempo mancante. Ma la sola impronta di gioco – quando le motivazioni non sono quelle delle grandi occasioni – non ha lo stesso peso specifico del talento (altrui, per l’occasione). E sono proprio due giocate personali a decidere una gara equilibrata solo fino alla mezz’ora. Prima Messi salta Di Lorenzo e serve a Lautaro il giusto suggerimento per il vantaggio. Poi è lo stesso nerazzurro a trovare il corridoio perfetto per Di Maria che con un tocco sotto supera l’ormai ex compagno Donnarumma. La ripresa, invece, si trasforma in una sfida tra quest’ultimo e i cecchini sudamericani. Dybala allo scadere fissa il risultato su un giusto 3-0. Unica nota positiva, il rientro di Spinazzola, una freccia che tornerà utile.

Italia – Germania, buona la prima

Già dalla formazione la prima di Nations League ci viene fornito più di uno spunto su quello che sarà – o meglio potrebbe essere – il nuovo corso azzurro. Dieci avvicendamenti per Mancini, arrivato alla cinquantesima panchina da commissario tecnico. Davanti all’indiscutibile portiere del PSG viene riproposta un’accoppiata centrale composta da un regista difensivo (Bastoni) e un profilo più fisico – Acerbi per l’occasione. Ai lati capitan Florenzi e Biraghi. Centrocampo con il debuttante Frattesi, Cristante, Tonali: meno palleggiatori ma decisamente più freschezza e dinamismo. Davanti tornano i centimetri – Scamacca – mentre sia Politano che Pellegrini garantiscono vivacità sulle fasce laterali. Nella prima frazione buona prova dell’Italia che tiene testa ai quotati tedeschi. Anzi, poco dopo i trenta di gioco è un destro incrociato del nostro numero 9 a stamparsi sul palo. I teutonici si rendono pericolosi solo con Gnabry. Le impressioni positive trovano conferma anche nel secondo tempo: tre gialli –  a testimonianza di una squadra comunque viva – e il gol di Pellegrini, bravo a farsi trovare solo a pochi passi dalla porta. Il vantaggio dura però 3 giri di lancette: azione insistita delle maglie bianche e Kimmich fredda un incolpevole Donnarumma. Prestazione positiva – chiusa in calando – contro una sicura protagonista dei prossimi mondiali. Per tornare grandi ci sarà da lavorare, bisognerà saper soffrire. Un’ottima notizia insomma: in fondo è l’essenza dell’essere italiani.

Marco Battistini

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