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Roma, 31 ott – E’ ufficiale: accordo fatto tra Fca e Psa per dar vita al quarto costruttore mondiale mondiale. John Elkann sarà il presidente mentre Carlos Tavares l’amministratore delegato. Il consiglio di amministrazione di Psa ha già dato il via libera, mentre quello di Fca è previsto in serata. Psa (che riunisce tra gli altri i marchi Peugeot, Citroen e Opel) dovrebbe avere sei posti nel consiglio di amministrazione, mentre a Fca (Fiat Spa-Chrysler Group) ne andranno cinque. I governi americano e francese sono stati informati e l’annuncio è atteso per domani. La sede sarà in Olanda, e Fca-Psa sarà quotata a Milano, Parigi e New York. Visti i termini dell’accordo appare evidente che non si tratta di una fusione paritaria – come anticipato nelle ultime ore dai media -perché alla fine appare evidente che saranno i francesi a comandare. L’operazione incontra il favore dei mercati: a Piazza Affari il titolo Fca ha concluso la seduta con un balzo del 9,53% a 12,87 su livelli che non vedeva da aprile. Hanno chiuso in rialzo anche la holding Exor (+4,6% a 65 euro) e, a ParigiPsa (+4,53% a 26 euro).

I numeri della fusione

L’aggregazione creerebbe il quarto costruttore automobilistico al mondo per vendite annuali (8,7 milioni di veicoli). Come è noto, al primo posto c’è Volkswagen, seguita da Renault-Nissan-Mitsubishi mentre al terzo posto troviamo Toyota. Grazie alla fusione, si unirà la forza dei brand dei due gruppi nei segmenti luxury, premium, veicoli passeggeri mainstream, Suv, truck e veicoli commerciali leggeri, rendendoli ancora più forti. Inoltre si unirebbero le ampie e crescenti competenze di entrambi i gruppi in quelle tecnologie che stanno plasmando la nuova era della mobilità sostenibile, tra cui la propulsione elettrificata, la guida autonoma e la connettività digitale. Per Fca-Psa si calcolano ricavi congiunti di quasi 170 miliardi di euro e un utile operativo corrente di oltre 11 miliardi di euro.

Lo Stato francese (che detiene il 12% di Psa) sarà “particolarmente vigile”

Lo Stato francese, che detiene circa il 12% di Psa attraverso BpiFrance, sarà “particolarmente vigile” – spiega il ministero dell’Economia – su occupazione, governance e impronta industriale della nuova società. Il nuovo gruppo automobilistico dovrà confermare gli impegni già esistenti sulla “creazione di una filiera industriale europea delle batterie”. Sul fronte italiano, sebbene – è giusto ricordarlo – Fiat Chrysler Automobiles ha sede legale ad Amsterdam e domicilio fiscale a Londra, “c’è attenzione, del ministro Patuanelli e di tutto il governo, rispettoso di una trattativa di mercato ma anche consapevole che stiamo parlando di un’industria importantissima per il Paese”, spiega il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri. “Stiamo osservando quello che accade. E’ una operazione di mercato, credo sia corretto non rilasciare dichiarazioni“, aggiunge il ministro dello Sviluppo economico, Stefano Patuanelli.

Sindacati italiani prudenti ma positivi

Sul fronte sindacale, infine, sono prudenti ma positivi i commenti in Italia, mentre in Francia i toni sono nettamente diversi, anzi molto duri. E’ pesante la bordata di Jean-Pierre Mercier, rappresentante del sindacato francese Cgt nel gruppo Psa. “La fusione sarebbe nell’interesse degli azionisti. Noi non smetteremo di combattere per i nostri interessi, tutti devono esserne consapevoli”, ha spiegato aggiungendo che, a suo avviso, l‘operazione può “mettere a rischio i posti di lavoro, gli stipendi, i diritti collettivi dei dipendenti in Francia e in Italia“. “Siamo davanti a una operazione che se va in porto è davvero imponente, davvero importante, per l’azienda e per il Paese. Speriamo si riesca a concludere positivamente”, osserva la segretaria generale della Cisl, Annamaria Furlan. Per il numero uno Fim, Marco Bentivogli, “ci possono essere sovrapposizioni, ma un buon piano industriale di integrazione può superarle garantendo occupazione stabile in Italia“. “Le priorità sono rilanciare sviluppo e produzione in Italia e tutelare l’occupazione”, ribadisce Michele De Palma, segretario nazionale Fiom e responsabile automotive. “Devono esserci piani che prevedano sviluppo e non riorganizzazione e sacrifici per gli stabilimenti italiani”, avverte il segretario della Uilm, Rocco Palombella. “Il possibile accordo apre scenari positivi. Quando c’è crescita non ci possono essere preoccupazioni”, commenta Roberto Di Maulo, segretario generale Fismic.

Adolfo Spezzaferro

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3 Commenti

  1. .. l’Italia è rimasta senza industrie, rasa al suolo..i radical-eu esaltano la ue affermando che con essa non ci sono più guerre…. facendo finta di non vedere che le guerre commerciali fanno più feriti e morti di una guerra mondiale..

  2. Purtroppo i tempi son cambiati e la concorrenza asiatica e di marchi recenti non è cosa da poco.Produrre auto non ha lo stesso rendimento di un tempo in quanto a quei tempi c’era un muro,non c’erano marchi asiatici eccetto i giapponesi amati da appassionati,ntenditori e snobbati generalmente.C’era più occupazione e diventava raro scorgere auto vecchie di una ventina d’anni,oggi sono la normalità,ne siamo quasi sommersi.
    La gente poteva permetterselo e gli acquisti di auto puntavano prevalentemente verso il nuovo e meno sull’usato.
    I prezzi al pubblico in euro sembrano esser aumentati rispetto a quelli in lire del periodo pre 1992.

    Detto ciò io spero che mollino i marchi Lancia e Alfaromeo.
    Rinasceranno in tempi migliori magari non sotto FCA,ma chissà una corporazione: ALA che includerebbe i marchi Alfaromeo,Lancia e Autobiachi;
    Alfaromeo: sportive e coupè;
    Lancia: ammiraglie,suv di lusso;
    Autobianchi: utilitarie.

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