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Sono soldi nostri, ci fanno la gentile concessione di spenderli e resteremo (a fine piano) comunque contribuenti netti dell’Ue per circa 20 miliardi. Tale è infatti la differenza tra gli 80 miliardi a fondo perduto, i 50 miliardi di prestiti (che per definizione vanno rimborsati) e gli altrettanti di scarto tra quanto verseremo all’Ue rispetto a quanto riceveremo da qui al 2027 rispetto al bilancio dell’Ue. In cambio arriverà un’ulteriore stretta al «vincolo esterno» che lega – via condizionalità di spesa dei fondi – le scelte di politica economica ai capricci di Bruxelles.



Questo articolo è stato pubblicato sul Primato Nazionale di luglio 2021

La sintesi del Next generation Eu è tutta qui. Per cosa poi, vien da chiedersi? Stando al nostro Piano nazionale, da qui al 2026 il Pil italiano segnerà un +3,6% rispetto allo scenario tendenziale. Significa una crescita inferiore all’1% annuo. E questo solo nello scenario migliore. Briciole, se pensiamo che, pure al netto dell’effetto pandemia (e soprattutto del lockdown), siamo praticamente in stagnazione da due decenni. Da quando, vale a dire, abbiamo affidato i nostri destini alla moneta unica.

Next Generation Eu: un conto disarmante

Non è però finita. A scorrere nel dettaglio i contenuti del Pnrr, aggiornato dal governo Draghi rispetto al compitino del poco invidiabile duo Conte-Gualtieri, il «conto» che ci viene presentato è ancora più disarmante. Perché è vero che, in costanza di piano, gli investimenti sono destinati a crescere e, in certi anni, persino in doppia cifra. Allo stesso tempo, tuttavia, ciò avverrà ben lontano rispetto alle esigenze dell’economia italiana. Segnatamente alla necessità di riattivare una domanda interna che era, continua e continuerà ad essere depressa.

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Il motivo è molto semplice: la «pioggia di miliardi» è vincolata alle priorità stabilite dalla Commissione, con i capitoli dedicati a transizione ambientale e digitale destinati ad assorbire oltre la metà delle risorse. Si tratta di comparti ampi e variegati, accomunati però da un elemento: ad oggi l’Italia non dispone, se non parzialmente, di…

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