Va di moda chiamarlo «cambiamento climatico». La verità è che, al di là del clima, alla cura del territorio mancano (almeno) 20 miliardi.

Questo articolo è stato pubblicato sul Primato Nazionale di febbraio 2022

Secondo il Rapporto sulle condizioni di pericolosità da alluvione in Italia, pubblicato da Ispra lo scorso autunno, circa il 5,4% del territorio nazionale è ad alto rischio allagamento. Parliamo di una porzione della Penisola in cui risiede più del 4% della popolazione, e dove è collocato circa l’8% del nostro patrimonio artistico. A medio rischio di allagamento si trova invece il 10% del territorio: qui abita l’11,5% degli italiani ed è ubicato il 16,5% dei beni culturali. La distribuzione delle aree è, per intuibili motivi, concentrata attorno ai grandi corsi d’acqua o alle zone maggiormente scoscese o impervie: guida la classifica la Calabria con l’11,7% del territorio regionale a rischio, seconda l’Emilia-Romagna con l’11,6% e terzo il Veneto con il 10%. Più di un comune italiano su cinque, in definitiva, ha almeno il 20% della propria superficie in area potenzialmente allagabile.

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Clima e austerità economica

Niente che non sapessimo già. Il territorio italiano è, per le sue particolarità e le peculiari conformazioni, da sempre delicato. Pochi mesi fa si è ricordato il 70esimo anniversario della terribile alluvione del fiume Po, che nel novembre del 1951 provocò oltre 100 morti, costringendo quasi 200mila persone a lasciare le proprie case. La storia si è ripetuta – si parla in gergo tecnico di «tempo di ritorno» – nel 2000, quando in certi punti il corso d’acqua ha raggiunto livelli persino più alti di quelli toccati mezzo secolo prima. Causando, però, molti meno danni. Perché? Perché nel frattempo erano stati condotti numerosi interventi di messa in sicurezza di alveo, arginature, zone golenali. Quelli che, negli anni successivi – complice anche la cura da cavallo imposta alla spesa pubblica nel nome del rigore dei conti altrimenti noto come austerità – sono progressivamente venuti a mancare. Un ordine di grandezza ce lo fornisce il rapporto sulla piattaforma Rendis (Repertorio nazionale degli interventi per la difesa del suolo), pubblicato sempre dall’Ispra nel 2020. Qui l’Istituto censisce…

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