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Roma, 20 apr – Dieci miliardi di euro. Quasi uno in più dell’offerta messa sul piatto da Cdp e fondi. A tanto ammonta la proposta di Florentino Perez per Autostrade per l’Italia. Abbastanza per costringere il gruppo pubblico a giocare di rimessa e aprendo le porte all’ennesimo colpo di scena.



Tutti gli interessi di Florentino Perez

Appena compiuti 74 anni e ai più noto come presidente del Real Madrid, Florentino Perez è uno dei più ricchi uomini di Spagna. Una fortuna stimata in oltre 2 miliardi di euro, in buona parte proveniente dalle sue attività nel settore dell’ingegneria e delle costruzioni. Ricopre infatti il ruolo di presidente e amministratore delegato, essendone il principale azionista, di Actividades de Construcción y Servicios (Acs), colosso iberico che fra le altre cose controlla il 30% di Abertis, il primo operatore mondiale (in termini di km gestiti) di concessioni autostradali.

La maggioranza (50%) di Abertis è nelle mani di Atlantia, la società tramite la quale la famiglia Benetton controlla l’88% di Autostrade per l’Italia. Il cui pacchetto di controllo è, come noto, oggetto di una serrata trattativa per la cessione a Cassa Depositi e Prestiti. Avviata dopo il crollo del ponte Morandi, tra una minaccia (mai reale) di revoca e l’altra, nel corso degli ultimi mesi il tavolo è finito in stallo. Troppo ampia la forbice tra la cifra che può proporre Cdp e quanto richiesto dalla famiglia di Ponzano Veneto, che gioca al rialzo per uscire dal settore con la più alta buonuscita possibile.

Il modello Superlega applicato ad Autostrade

E’ in questo frangente che, così come nel caso della “scossa” arrivata con l’annuncio dell’avvio dei lavori che porteranno alla SuperLega, Perez ha calato le proprie carte. Offrendo prima una somma al rialzo rispetto a via Goito, poi facendo una mezza marcia indietro dichiarandosi disposto ad investire però al fianco di Cdp e solo con il via libera da parte del governo. Abbastanza per far sorgere il sospetto di aver voluto far un favore ai Benetton, suoi soci come detto in Abertis, mettendoli nelle condizioni di poter ancora “tirare” sul prezzo.

Così non fosse e le intenzioni del patron dei Blancos si dimostrassero concrete, la situazione sarebbe persino peggiore. Se già il controllo privato di un monopolio naturale ha prodotto gli effetti ben conosciamo, possiamo solo immaginare cosa accadrebbe qualora le nostre autostrade finissero in mano ad un gigante senza patria. Praticamente il modello Superlega applicato alle infrastrutture. Con però una posta in gioco (così come le somme) sensibilmente più alta, perché tocca un comparto molto più strategico rispetto a quello del pallone.

Filippo Burla

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