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lavoro produzione industrialeRoma, 10 mag – Non riparte la produzione industriale, che dopo il dato di febbraio (-0.6%) fa segnare un’altra performance non esaltante. A marzo infatti, spiega l’Istat nel suo bollettino, “l’indice destagionalizzato della produzione industriale segna una variazione nulla rispetto a febbraio“. Zero percento netto. “L’indice – prosegue la nota dell’istituto – presenta una sola variazione congiunturale positiva nel comparto dell’energia (+1.2%); diminuiscono invece i beni strumentali (-1.6%), i beni intermedi (-1.2%) e i beni di consumo (-0.7%)”. Va un po’ meglio in termini tendenziali, visto che rispetto all’anno scorso la produzione industriale è cresciuta del +0.5%, in decisa frenata però rispetto al dato di febbraio quando, sempre con riferimento all’anno precedente, la variazione era stata del +1.2%.

Il dato di marzo è preoccupante soprattutto per il non aver centrato le previsioni, che davano l’indice in crescita, sia pur di poco, dello 0.2% circa. A rendere ancora più inquietante il quadro sono altri elementi, quali il numero dei settori che, su basse annua, segnano una diminuzione: erano tre in febbraio, sono diventati sette in marzo, con particolari cali nella farmaceutica e nell’abbigliamento. Si tratta, per la maggior parte, di settori rivolti all’esportazione e che soffrono la contrazione globale, mettendo a nudo tutti i rischi dell’aver puntato, su indicazione dell’austerità in salsa Ue, sulla domanda estera.

La prospettiva non sembra migliore per i prossimi mesi, nei quali è difficile che si verifichi un’inversione robusta ed “utile” ai fini anche della crescita globale. La produzione industriale è un indice anticipatore della tendenza di medio periodo, che non sembra così capace di confermare le attese: non più tardi di inizio mese l’Ue ha già limato – ultima in ordine di tempo – di 0.3 punti, a +1.1% (per confronto: è un taglio di oltre il 20%) la crescita del Pil nel 2016. Il governo rimane sulle barricate del +1.3% – a seguito del ridimensionamento nel Def di aprile – ma a questo punto non è escluso che, a breve, anche l’esecutivo possa a breve tornare a rivedere i propri numeri.

Filippo Burla

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