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Cosa dice veramente la Costituzione sull'economia? Lo ha capito solo CasaPound

by La Redazione
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Roma, 19 feb – Il programma ufficiale di CasaPound Italia si conclude, al punto 16, con un richiamo all’applicazione reale della Costituzione, considerata espressione di avanzatissime visioni sociali, certamente influenzate anche delle precedenti esperienze storiche. Tale aspetto peraltro si legge espressamente, come vedrete infra, nei verbali della seconda sottocommissione dell’Assemblea Costituente, quella che per intenderci si occupò di redigere la parte economica della Carta. Esaminiamo dunque cosa prevedono alcune delle norme giuridiche della parte economica e cosa implichi la loro applicazione per il futuro del Paese. Posso darvi subito una piccola anticipazione: applicarle implica adottare l’unica ricetta per mettere fine alla crisi economica con cui grandi gruppi finanziari sovranazionali stanno letteralmente saccheggiando la nostra Nazione.
La Costituzione economica della Carta si apre con la riaffermazione della tutela del lavoro in tutte le sue forme, lavoro che rappresenta un diritto/dovere per tutti i cittadini. L’art. 36 esplicita un parametro effettivo per le retribuzioni, norma che se applicata metterebbe al bando ogni politica di deflazione salariale imposta dal sistema euro per competere sulle esportazioni: “il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla sua famiglia un’esistenza libera e dignitosa”. Lo Stato deve attuare politiche economiche espansive (impossibili senza riscattare la nostra sovranità economica e monetaria abbandonando euro ed Unione Europea) per sostenere la piena occupazione e conseguentemente i salari. Ciò deve avvenire anche attraverso l’assunzione di nuovi dipendenti pubblici (siamo sotto organico in tutti i settori pubblici), l’innalzamento dei loro stipendi e l’aumento delle pensioni di tutti con annessa e contestuale riduzione dell’età pensionabile.
In Europa, chi non aveva i vincoli dell’euro, ha risposto alla crisi esattamente con queste politiche, spingendo la spesa pubblica o riducendo la pressione fiscale fino al punto di sfiorare disavanzi primari in doppia cifra, politica ad esempio perseguita dalla Gran Bretagna (2008-2009). I soldi della spesa pubblica non finiscono ovviamente nel camino, ma vengono utilizzati in larga parte nei consumi con un effetto espansivo sul Pil ampiamente maggiore alla spesa stessa (un euro di spesa equivale minimo a 1,7 euro di Prodotto interno lordo secondo stime Fmi) e con riduzione conseguente del rapporto stesso tra debito/pil. Non a caso l’austerità attuata in Italia ha invece peggiorato tutti i dati macroeconomici, espandendo a dismisura il rapporto debito/Pil. Le predette politiche espansive ridimensionerebbero poi l’offerta di lavoro, obbligando anche il settore privato a pagare stipendi più alti, così generando una spirale virtuosa che porterà, come necessaria ed ovvia conseguenza, alla crescita della fondamentale domanda interna, che a sua volta si rifletterà in un aumento della produzione. Dopo oltre vent’anni di austerità imposta dall’Europa abbiamo bisogno di un imponente piano keynesiano, senza alcuna paura di spinte inflattive eccessive. Oggi siamo nell’opposta situazione.
CasaPound propone poi impulsi aggiuntivi all’economia attraverso strumenti formidabili come il reddito nazionale di natalità, vero incentivo all’aumento demografico nel Paese e forma di piena attuazione dell’articolo 37 della Costituzione, dato che consentirebbe anche alla donna che lo desiderasse di avere orari di lavoro più compatibili con la sua fondamentale funzione familiare.
Il successivo articolo 38 va poi reso effettivo. Oggi ci dicono che non ci sono i soldi, lo Stato non ha la sovranità monetaria. Così i disoccupati involontari, gli invalidi ed in generale ogni cittadino che non riesce a provvedere a se stesso, viene abbandonato. Non devono esistere limiti precostituiti di spesa per i bisognosi che non sono in grado di svolgere un’attività lavorativa. La violazione dell’articolo 38 è purtroppo concausa e talvolta vera e propria causa dei tanti suicidi per ragioni economiche che abbiamo visto in questi anni. Nell’Italia che piace a Bruxelles è amaro considerare che l’unico modo per avere vitto e alloggio, per chi è in difficoltà economica, sia incredibilmente commettere un reato e cercare di finire in carcere. Davvero vergognoso.
Piena applicazione della Costituzione significa poi dare efficacia concreta a tre norme centrali e fondanti della nostra Repubblica, ovvero gli articoli 41, 42 e 43. Parliamo della radicale messa al bando dell’ideologia liberista, di quella folle idea che l’economia debba essere un mondo in cui le regole democratiche non esistono. CasaPound, come recita l’articolo 41, riconosce e tutela l’iniziativa privata, ma è cosciente del fatto che essa non debba mai spingersi fino al punto di contrastare con l’utilità sociale, la sicurezza, la libertà e la dignità umana. Ovvero occorre tornare ad un controllo, un coordinamento ed una disciplina dell’economia, secondo le normali regole democratiche. La libertà economica assoluta non può e non deve esistere. Ogni libertà si ferma laddove confligge con un diritto fondamentale altrui. Non esiste alcun diritto che legittimi l’1% della popolazione a detenere il 99% della ricchezza mondiale. Lo Stato deve intervenire ogni volta che le leggi della concorrenza e del mercato creano intollerabili sacche di povertà attraverso tutti gli strumenti che la democrazia mette a disposizione, tra cui anche le nazionalizzazioni di cui tratta l’articolo 43.
Proprio in ragione della funzione sociale che l’articolo 42 della Costituzione riconosce alla proprietà e dell’obbligo pendente sulla Repubblica di renderla accessibile a tutti, sono infatti vietati i grandi accentramenti di capitale. Cosa si intende con essi? Non si intende affatto colpire le piccole o le medie imprese, che anzi vanno sostenute con politiche di massiccia riduzione del carico fiscale. Si tratta invece di colpire i grandi cartelli economici e finanziari, le multinazionali e tutte le situazioni in cui un potere economico diventa potere politico. Le parole di Gustavo Ghidini durante le sedute della seconda sottocommissione chiariscono bene il punto nodale e meritano l’integrale trascrizione: “Il solo che abbia portato la discussione in un campo veramente generale e fondamentale è stato l’onorevole Maffioli che ha posto a base del suo ragionamento una concezione dello Stato profondamente diversa da quelle che ha animato la parola de’ suoi stessi colleghi. Infatti è certo che non tutti i suoi amici accedono all’opinione da lui espressa. Egli in sostanza professa la concezione dello Stato agnostico; dello Stato che non deve intervenire nel campo economico; che lascia completamente libera l’iniziativa privata; dello Stato che non agisce come elemento attivo di coordinazione, di controllo e di propulsione del fatto economico, ma piuttosto come gendarme dell’ordine esteriore, di quell’ordine dietro il quale si riparano il privilegio di pochi, la miseria di molti e la ingiustizia per tutti. Ma l’onorevole Maffioli stesso ha sentito tutta l’anacronisticità dal suo pensiero tanto che a un certo punto ha soggiunto, per temperarne l’asprezza, che bisogna impedire il formarsi del super-capitalismo. Ma egli non si è accorto che in tal modo contraddiceva alle sue stesse premesse. Se si lascia libero sfogo alla legge della libera concorrenza e alla libera iniziativa animata solo dal fine del profitto personale, si arriva pur sempre al supercapitalismo e così a quelle conseguenze che lo stesso onorevole Maffioli depreca, fra le quali primeggia la guerra tremenda che fu la rovina di tanti popoli. […] È possibile parlare di un progetto social-comunista quando si afferma all’articolo 38 che la proprietà privata è assicurata e garantita e all’articolo 39 che l’iniziativa privata è libera? Non è dunque un progetto social-comunista. È vero che sono affermati vincoli e limiti al diritto di proprietà. Ci sono limiti, perché non si vuole che si formino delle grandi concentrazioni di proprietà che sottraggono all’iniziativa privata grandi strati di produttori e costituiscono a un tempo delle potenze economiche tali che, se anche potessero condurre ad un grado di produttività più elevato, portano altresì a quella potenza politica che, non avendo altro intento che il vantaggio patrimoniale privato, disconosce e travolge gli interessi materiali, morali e politici della collettività scatenando quelle conflagrazioni che ci hanno portato alla miseria attuale. Noi invece vogliamo che la proprietà si conformi alla sua funzione sociale. Del resto non è cosa nuova se tale concetto è affermato anche nel Codice civile fascista”.
CasaPound vuole dunque stoppare quelle forze economiche che sono diventate poteri politici, insomma mettere fine a quella situazione fotografata anche da ministri come Andrea Orlando. Orlando è una persona che certamente non stimo, ma a cui sfuggì, un paio d’anni or sono, l’incredibile constatazione secondo la quale ormai ci sono poteri economici sovranazionali, non democratici, in grado di mettere il parlamento di fronte al fatto compiuto imponendo le loro, ovviamente egoistiche, volontà. In questo senso è unico nel panorama politico il nostro piano di nazionalizzazioni, che non si limita alla presa del controllo del settore creditizio (banca centrale e banche commerciali pubbliche), ma che si spinge all’energia, alle telecomunicazioni, ai trasporti (nazionalizzando le autostrade), alle risorse naturali di ogni genere e specie (acqua, gas, ecc.), passando per la creazione di una nuova Iri.
CasaPound si propone poi di dare attuazione immediata anche all’articolo 46, norma da sempre dimenticata: “La Repubblica riconosce il diritto dei lavoratori a collaborare, nei modi e limiti stabiliti dalla legge, alla gestione delle aziende”. Trattasi di un passo avanti indispensabile ad un’iniziativa privata che deve sempre guardare all’utilità sociale complessiva.
La tutela del risparmio chiude poi la Costituzione economica e dunque qui trova spazio il ritorno al controllo del settore creditizio, all’abrogazione delle norme sul cosiddetto bail-in, con il conseguente rimborso dei risparmi rubati agli italiani per il fallimento di alcune banche che hanno interessato le recenti cronache.
L’articolo 47 prevede espressamente l’accesso popolare alla proprietà dell’abitazione e qui CasaPound mette sul tavolo la straordinaria proposta del mutuo sociale con cui le banche saranno obbligate a mettersi al servizio dei cittadini, mettendo fine alla prassi dei prestiti per l’acquisto della prima casa. La banca comprerà direttamente l’immobile, che diventerà un attivo patrimoniale di bilancio. Il cittadino lo riscatterà pagando una rata sempre adeguata alle entrate familiari, anno dopo anno. In caso di interruzione del mutuo sociale il capitale pagato sarà restituito. Metteremo fine all’incivile pratica dei pignoramenti sulla prima casa, bene indispensabile per la vita di ciascun individuo.
Tutelare il risparmio poi significa fare politiche espansive nel lungo periodo, possibili solo con moneta sovrana. Questa è sempre la premessa di ogni linea programmatica di CasaPound. Lo Stato arricchisce il settore privato solo facendo deficit sovrano. Non a caso i Paesi con il debito pubblico più basso sono anche i più poveri della Terra. Il risparmio privato è in sostanza la sommatoria dei deficit annui dello Stato, d’altronde è facile comprendere, senza scendere in eccessivi tecnicismi, che se lo Stato tassa più di quanto spende, dato che la moneta non cresce nei campi, prende la differenza da quella già creata e spesa. Prende, in parole povere, la differenza dalle nostre tasche, riducendo la base monetaria circolante nell’economia reale. Insomma penso proprio di avervi dato ragioni sostanziali per scegliere CasaPound il 4 marzo.
Marco Mori

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3 comments

Cesare 19 Febbraio 2018 - 4:44

Bravissimo Marco Mori! Ti vorrei Ministro delle Finanze con Di Stefano Premier! Auguriamoci che casapound arrivi ben oltre il 3% per fare le pulci in parlamento ai burattini delle elites globaliste usocratiche straniere

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Fabrice 19 Febbraio 2018 - 6:41

Chapeau!!!!!

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Flavio 20 Febbraio 2018 - 4:25

Il lavoro va dato a tutti gli italiani di qualsiasi età e non agli stranieri e niente a noi ho 51 anni e cerco da 7 mesi lavoro mi sto sbattendo come un matto ma in comune mi hanno trattato come fossi un alieno ma le tasse da me le prendono mentre pagano tutto agli arabi e pure il lavoro e poi a te rispondono che non ci sono soldi e poi pagano affitti bollette agli arabi questo comune è Laveno Mombello provincia di Varese sul lago Maggiore era splendido ora è una merda piena di arabi e gente che chiede elemosina ad ogni angolo e vigili e forze dell’ordine se ne sbattono poi prendono che vengano i turisti mentre ai cittadini italiani niente anche se come me residenti da 50 e passa anni vergognaaaa.

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