A parlare di divorzio, nella storia politica italiana, lāevento-simbolo che viene alla mente ĆØ il referendum del 1974. Pochi anni dopo, tuttavia, un altro Ā«divorzioĀ» avrebbe fatto capolino: quello tra ministero del Tesoro e Banca dāItalia. Passato quasi sotto traccia ā giornalisticamente venne derubricato alla sola Ā«lite delle comariĀ» tra il socialista Formica e il democristiano Andreatta, rispettivamente titolari delle Finanze e, per lāappunto, del Tesoro ā non tarderĆ a far sentire i suoi devastanti effetti.
Questo articolo ĆØ stato pubblicato sul Primato Nazionale di aprile 2021
Facciamo un passo indietro e torniamo al 1975. Ć nel gennaio di quellāanno che, nellāambito della riforma del mercato dei Bot, il Comitato interministeriale per il credito e il risparmio stabilisce che il prezzo di sottoscrizione dei Titoli di Stato Ā«sarĆ quello offerto dalla Banca dāItalia che assicurerĆ comunque la copertura dellāintera trancheĀ». Tradotto: in questa sorta di Ā«matrimonioĀ» ā perfezionatosi poi in primavera ā lāistituto di emissione agisce da prestatore di ultima istanza, garantendo le necessitĆ di finanziamento del bilancio pubblico.
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Il divorzio Tesoro – Banca d’Italia
Lāidillio dura poco tempo. In scena si affacciano dinamiche inflazioniste, lāadesione dellāItalia al Sistema monetario europeo (Sme) e la politica di alti tassi inaugurata dalla Fed del governatore Paul Volcker, capace in questo modo di intercettare flussi consistenti di denaro verso i titoli di oltreoceano. Gli effetti sulla politica economica italiana (e non solo) si fecero sentire sin da subito. Sulla scorta della necessitĆ di contrastare le spinte verso lāalto sui prezzi, governo e Banca centrale concordano ā con un banale scambio di lettere, condite da amorosi intenti, avviato a febbraio 1981 ā di recidere il…