Roma, 28 nov –  Sparkle, la controllata del gruppo Tim che opera nel settore strategico dei cavi sottomarini per le telecomunicazioni, ha deciso di puntare sull’Africa. Questo è quello che è emerso dal rapporto “Digitalizzazione e sviluppo economico: il caso Africa, una valutazione empirica” curato dal centro studi Tim. Si tratta di una mossa giusta. Per capire il perché, dobbiamo sapere qualcosa in più di questa realtà.

Cos’è Tim Sparkle?

Telecom Italia (Tim) Sparkle impiega 750 persone (500 in Italia e 250 sparse per il mondo), ed è presente in 32 nazioni. Essa provvede a fornire il routing internazionale per la maggior parte del traffico telefonico e dati generato dall’utenza di Telecom Italia, oltre a rivendere servizi a terzi. Inoltre, possiede e gestisce una rete di cavi in fibra di oltre 600mila chilometri che fa il giro del mondo. Stiamo parlando di un’eccellenza italiana: è il settimo operatore mondiale del settore e il secondo in Europa.

Elisabetta Romano, amministratore delegato di Sparkle, spiega che quest’ultima “è sempre più strategica per l’Italia. Quando si parla di internet e traffico che cresce, la maggior parte è traffico internazionale”. Inoltre, continua Romano, essa “ha degli asset fisici che hanno un valore inestimabile, e anche capitale umano, competenze, non è a caso che Google scelga Sparkle per lavorare”. Quanto detto spiega perché dal 2017 è sottoposta alla normativa golden power, in qualità di società titolare di attività di rilevanza strategica per la difesa e la sicurezza nazionale. Detto questo ora si capisce come non è una realtà che può accontentarsi di giocare in difesa ma, per rimanere competitiva, si deve rafforzare sui mercati emergenti. Ecco perché l’Africa diventa fondamentale.

L’espansione in Africa

“In Africa, Sparkle è il secondo operatore in termini di traffico Internet, grazie alla sua estesa rete che corre intorno al continente e direttamente collegata all’Europa e all’Asia, e grazie ai suoi hub strategici in Sicilia e a Gibuti”, ha spiegato Romano. Secondo il centro studi Tim, la diffusione della banda larga in Africa ha generato un contributo positivo di 1.120 miliardi di dollari alla crescita del Pil africano tra il 2009 e il 2019. Il motivo reale dell’espansione, però, è un altro: l’Africa rappresenta un bacino di utenza in grande crescita. Nel futuro Sparkle sarà in prima linea per fornire servizi a più di un miliardo di potenziali clienti.

Il progetto più importante è senza dubbio quello che ha annunciato a luglio: una collaborazione con Google e altri operatori per costruire Blue & Raman Submarine Cable Systems, una nuova infrastruttura intercontinentale che dall’Italia si estende fino in India. “Si tratta- spiega con orgoglio l’azienda- di un investimento che consoliderà la presenza di Sparkle nel Mediterraneo e in Africa: sarà esteso fino alla Giordania con ulteriori filiali in Africa, tra cui quelli in Algeria, Tunisia, Libia, Eritrea e Gibuti”. La controllata Telecom fornirà collegamenti diretti e senza interruzioni in tutto il bacino del Mediterraneo e verso l’Africa, con livelli di latenza ed efficienza senza precedenti e un nuovo gateway di riferimento nella città di Genova.  

Ma, anche la Trinacria è al centro dei progetti dell’azienda. Il Sicily Hub di Palermo, dotato di tecnologie all’avanguardia per la sicurezza dei dati, è uno snodo fondamentale per fornire servizi di connettività alle nazioni del Nord Africa ed è “il principale punto di scambio di traffico Internet da e per l’Africa verso l’Europa, il Medio Oriente e l’Asia”. Tim, dunque, attraverso Sparkle può entrare nella grande partita a risiko dei cavi sottomarini. L’infrastruttura da cui passa il traffico del bene oggi più prezioso: i dati.

L’importanza geopolitica dei cavi sottomarini

È logico che attorno a queste infrastrutture si combatta una guerra tra le grandi potenze. Secondo le stime più attendibili la rete sottomarina di cavi in fibra ottica ha una lunghezza totale di 900mila km. Quasi due volte e mezzo la distanza tra la terra e la luna. Una rete congiunta di informazioni, sensori e dati che producono all’incirca oltre dodici trilioni di dollari di transazioni.

Dai cavi sottomarini dipendono non solo le comunicazioni, ma anche i flussi finanziari e l’accesso ai dati stoccati nel cloud. Il loro controllo costituisce ormai uno strumento formidabile di influenza geoeconomica. Due Stati dominano la cronaca, Cina e Stati Uniti, e vogliono entrambi due cose: mettere in sicurezza il proprio mercato economico interno ed accrescere il proprio potere economico internazionale. Pechino e Washington investono in Africa ma il Mediterraneo è casa nostra (o meglio dovrebbe esserlo). Dobbiamo dire la nostra. Ed è per questo che sia Tim che Sparkle devono essere in mano allo stato. L’Italia, al momento, può far sentire il suo peso geopolitico attraverso le sue aziende come avviene con l’espansione di Eni.

Salvatore Recupero

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