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Noto, 16 set – Il sole dei tramonti siciliani accarezza le colline ricoperte di vigneti i cui preziosi frutti già raccolti nel caldissimo agosto 2021 sono già stati pigiati, e la millenaria tradizione della trasformazione in vino si è rinnovata. Guanti, forbici e secchi hanno lasciato il posto alle botti e nelle cantine c’è una febbrile attività che ha il profumo di quasi 600 anni di storia tra viti, grappoli e acini. La storia della famiglia Mazzei con cui entriamo in contatto grazie a Filippo Mazzei.



Proprietario della Zisola – una delle oltre venti cantine presenti nel vasto territorio netino, il 4° comune italiano per estensione -, di Castello di Fonterutoli (Si) e di Belguardo (Gr) insieme con altri componenti della famiglia (Francesco – anch’egli amministratore delegato – Agnese, Giovanni e Lapo) dal 1435 fanno vino e certo non è la prima volta che s’incontrano e si scontrano con direttive più o meno comprensibili, con incongruenze e forzature da una burocrazia che sta, però, diventando sempre più invasiva, quando non addirittura ingannevole.

L’Ue tutela davvero i nostri prodotti?

E la prima gabbia è proprio quella Unione Europea che dovrebbe promuovere, tutelare e supportare i prodotti e non essere invece teatro di scontri “sanguinari” tra Paesi del nord e del sud, quando non tra est e ovest. Un esempio fresco fresco di giornata, esattamente del 14 settembre, è il sì dell’Ue al Prosek croato non tutelando, con evidente dolo, il Prosecco Doc e Docg italiano. Poiché appare chiaro, anche a un bambino, che il nome può trarre in inganno il consumatore.

Ricordate il parmesao, la zottarella, gli spagheroni? Di recente anche il Cile è stato protagonista di un nuovo attacco al Made in Italy con dei nomi farlocchi e con i bollini neri su alcuni prodotti italiani per sconsigliarne l’uso. E l’Unione europea? In silenzio e impotente dinnanzi al diktat, in questo caso delle lobby americane. Matrigna più che madre questa Europa, la cui unica unione è quella delle stelle sulla bandiera, solo formalmente uguali nella forma e nel colore. Proprio ieri è iniziato a Firenze il G20 dell’Agricoltura, presenti le più grandi economie mondiali, in cui evoluzione e innovazione sono i temi centrali. E state certi che nemmeno i padroni di casa accenderanno i fari sui problemi reali del settore, nonostante siano annunciate proteste dei giovani contadini della Coldiretti provenienti da tutto lo Stivale.

Il problema dell’alcolismo

Ricordiamo infatti che le direttive europee condurranno all’applicazione del famigerato nutri-score (sistema di etichettatura dei prodotti alimentari, sviluppato in Francia, che con l’utilizzo dei colori ne identificherà i valori nutrizionali) entro il 2022. L’obiettivo, secondo l’Ue, è quello di combattere – informando – l’alimentazione potenzialmente in grado di sviluppare malattie, da quelle cardiovascolari a quelle legate alle forme tumorali tra le maggiori cause di mortalità al mondo. Nessun riferimento, nessuna lotta e nessuna levata di scudi contro il tabagismo che è proprio alla base sia di malattie legate all’una e all’altra forma, come mai? Nel contempo si corre veloce sul problema alcolismo (solo da vino, n.d.r.) e lo Europe’s Beating Cancer Plan, documento approvato dalla Commissione Europea, chiama proprio in causa l’abuso di vino. E contro questo la proposta avanzata da qualche “genio incompreso” è quella di aggiungere l’acqua.

Mazzei: “L’alcolismo è un problema, ma così l’Ue rischia di danneggiarci”

“L’alcolismo è un problema, e la delocalizzazione che propone Bruxelles tecnicamente comporta procedure possibili ma ampie”, ci spiega il presidente Filippo Mazzei, raggiunto nella sua cantina siciliana Zisola a Noto. “Per eliminare un problema si rischia di aprire una voragine di ‘sofisticazione’, sebbene richiesta e oseremo dire legale, e a livello europeo significa un giochino che riguarda 12 milioni di ettolitri. Cospicue sono state le somme investite proprio dall’Europa, meno di vent’anni fa, per diminuire la produzione e il commercio del vino a basso prezzo e oggi vorrebbe ricreare quelle situazioni?”.

Oltretutto fuori dal benché minimo controllo, e poi perché non si parla minimamente degli altri prodotti alcolici? L’alcolismo è solo provocato dal vino? “Io non ho toccato la questione – ammette candidamente Mazzei -, lei mi chiede come mai? Perché nei Paesi nordici si fa molto uso di alcolici“.

“Aggiunta dell’acqua? Ma per favore”

E’ una battaglia politica? “Secondo me è una battaglia di burocrazia, una questione artatamente posta per far lavorare qualcuno. E confermo, quella dell’aggiunta dell’acqua è una pratica potenzialmente fuori controllo. Se l’Unione Europea vuole combattere l’alcolismo non può farlo togliendo gradi perché l’alcol è solo uno dei componenti del vino, importante ma non è l’unica caratteristica e non è bevendo uno con più o meno gradi che conduce all’alcolismo o eventualmente a stare male. Questo è il misunderstanding di base a tutta la questione”. Per inciso va ricordato che l’Italia è il maggior produttore di vino e il maggior esportatore in volume al mondo, e questa è una nuova picconata al Made in Italy. Tutto chiaro?

Emanuela Volcan



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2 Commenti

  1. Mettere acqua lo può fare il cliente già liberamente…, ma guarda un po’ tè.
    L’ alcolismo si combatte anche (!) dando da bere bene, l’ alcool non è il fattore prevalente (non stiamo parlando di superalcolici che necessitano tipo il whisky scozzese di tassi alti), senza solforosa aggiunta (imparate dai francesi che dal rosso al bianco imbottigliano in vetro scuro pure schermato da carta stagnola come se fosse olio), senza aggiunta di acidi chimici, di truccioli, di aromi-lieviti chimici, ecc.ecc. Finitela di voler far soldi producendo in quantità industriali senza sapere dove e quando il cliente ultimo berrà!! Chiaro?
    Anche se l’ uva non è nebbiolo, trattatela come tale !!
    Il vino è un nutrimento complementare al cibarsi solido. Invece molti istigano a bere “gustosamente” fuori pasto e da lì inizia una storia amara, molto lunga, non gradita a sordi privilegiati pieni di soldi, accaparratori e senza limiti. La storia di Zonin non è una eccezione Ue, ma è quel genere di produrre che consente alla Ue di impicciarsi, di obbligare le diluizioni.
    Che si impari a proporre il vino con trasparenza… di dati!

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