Roma, 2 feb – Meno 30% lunedì. Meno 11% ieri all’avvio delle contrattazioni, salvo poi “recuperare” a -1,6% in chiusura. Saipem è finita sull’ottovolante di Borsa dopo l’allerta lanciata sulla profonda revisione delle stime di bilancio per il 2021. I dodici mesi appena conclusi si chiuderanno, nella migliore delle ipotesi, con una perdita mostruosa: si parla di un rosso superiore ad un terzo del capitale sociale, sufficienti per ricadere – a comunicarlo è la stessa società – nel dispositivo dell’articolo 2446 del Codice civile. L’ipotesi, insomma, è che si debba prima o dopo addivenire ad un’immissione di liquidità da almeno 1-1,5 miliardi da parte dei soci. Eni e Cdp – insieme controllano il 43% di Saipem – in primis.

Saipem prima vittima eccellente della transizione ecologica?

A pesare sui conti è, anzitutto, la situazione di difficoltà in cui versa il settore dell’ingegneria. In particolar modo quello dell’ingegneria energetica, dove Saipem è tra i leader mondiali. Il comparto è ad oggi stretto tra le esigenze – imposte, specialmente in Europa, spesso senza criterio: più che “transizione” è distruzione (e non necessariamente creatrice) – di decarbonizzare e il repentino aumento dei prezzi delle materie prime. E’ così che la società evidenzia “a causa del perdurare del contesto della pandemia, dell’aumento, attuale e prospettico, dei costi delle materie prime e della logistica, un significativo deterioramento dei margini economici a vita intera di alcuni progetti”. A pesare, tra gli altri, è il campo dell’eolico offshore, dove Saipem registrerebbe qualcosa come 400 milioni di perdite.

L’assenza di una politica industriale, nazionale prima e continentale poi, si fa insomma sentire. Non meglio va nell’ambito del gas naturale, che pesa quasi l’80% nel portafoglio ordini di Saipem. Anche qui, per quanto i progetti abbiano respiro internazionale, il cambio di paradigma in senso “verde” ha portato a ridurre – stante il clima di incertezza – gli investimenti un po’ ovunque nel mondo. I nodi, adesso, sono venuti al pettine. E costano qualcosa come mezzo miliardo di capitalizzazione.

Il decennium horribilis di Saipem

Da parte sua, Saipem è giunta all’appuntamento al termine di un percorso che definire accidentato è dire poco. Nel corso dell’ultimo decennio la società è stata infatti coinvolta in una serie di vicende che ne hanno seriamente minato le capacità operative. Basti pensare a quanto accaduto nel 2012, quando un’inchiesta su presunte tangenti in Algeria decapitò gli allora vertici societari. Neanche a dirlo, furono tutti assolti. Nel frattempo, però, era venuta meno la guida capace, per quanto tra luci e ombre, di portare l’azienda ai vertici mondiali: ammesso che il valore di Borsa possa essere indicativo, all’epoca Saipem quotava a quasi 50 euro per azione, diventati 15 un anno dopo. Oggi, anche a seguito dell’aumento di capitale del 2016, siamo a poco più di un euro. Una spremuta di sangue per i risparmiatori. E un quadro a dir poco fosco per un’eccellenza italiana e i suoi oltre 30mila dipendenti.

Filippo Burla

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1 commento

  1. Filippo, il valore di borsa è aria fritta, becchime per polli molto spesso taroccato (due esempi per tutti e se nessuno mi ha mai denunciato ex art. 501 c.p. sarà perché i numeri sono inconfutabili?)
    Unicredit
    https://massimosconvolto.wordpress.com/2016/09/07/ripresa-per-il-culo/

    e Juventus F.C.
    https://massimosconvolto.wordpress.com/2018/09/12/invisibile/

    va ci metto anche MPS
    https://massimosconvolto.wordpress.com/2014/03/08/levitazione-artefatta/

    Quello che vale è il valore a libro ricavato da bilancio che ad essere buoni – viste le perdite dichiarate da Saipem – si aggira oggi su 1,12€ per azione.

    Sai qual è il problema?

    Che il management andrebbe pagato a minimo sindacale (da impiegato) con conguaglio anche lauto non è un problema ma solo se portano risultati se no si tengono il minimo sindacale.

    Vuoi vedere come iniziano ad amministrare meglio? 😀

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