Roma, 2 feb — A Sanremo vigono le medesime — sbagliate, abominevoli — regole anti-Covid che tengono in scacco i cittadini del resto d’Italia. L’Ariston non rappresenta un’enclave di nobili privilegiati — o meglio, lo sono ma per altri motivi che esulano dal Covid — che non sono sottoposti all’obbligo di vaccino: per il semplice motivo che qualsiasi cittadino sotto i 50 anni non è costretto, almeno sulla carta, a vaccinarsi. Poi certo, esiste l’orrido obbligo surrettizio mascherato da «libera scelta» che deriva dall’obbligatorietà del green pass, ma di questo parleremo a breve.

A Sanremo i cantanti sono “esentati dal vaccino”? 

Lo sottolineiamo, a scanso di equivoci, per buttare un po’ di acqua sul fuoco della polemica scatenatasi in seno alle dichiarazioni del direttore di Rai1 Stefano Coletta, riprese dal Fatto Quotidiano che ha titolato Sanremo 2022, «nessun obbligo di vaccino per i cantanti in gara»: il direttore di Rai1 fa chiarezza. Titolo paludato e passibile di fraintendimenti, soprattutto, come spesso accade anche senza volerlo, se ci si limita a quello. Titolo che ha fatto incazzare gli ultrà della «puntura magica» quanto chi è contro il divisivo passaporto vaccinale. Sembrerebbe quasi che all’Ariston, se sei un cantante, hai una sorta di salvacondotto, di esenzione che ti permette di aggirare le (ingiuste) leggi a cui tutti gli italiani devono sottostare. In questo momento di grave disgregazione sociale, di corsie preferenziali senza alcun fondamento scientifico, è facile fraintendere. Ma cosa ha detto veramente Coletta?

Doverosa premessa: il green pass per chi vi scrive è una misura liberticida, di nessun valore sanitario, foriera di divisioni sociali gravissime e di ancora più gravi danni all’economia. Detto questo, il direttore di Rai1 ha semplicemente ribadito che Sanremo non è un’enclave dell’aristocrazia, ma ci si limita a seguire la regolamentazione nazionale: super green pass per gli spettatori, green pass base per chi lavora, cantanti compresi, come da normativa sui teatri.

Cosa ha detto veramente Coletta

«La Rai segue le leggi nazionali e come l’Ariston si adegua alle norme legate a teatri e cinema, come quest’anno avremo la capienza massima come in tutti i teatri, fino al 16 febbraio chi non ha superato i 50 anni non ha un immediato obbligo vaccinale e come i programmi televisivi, tanto più nella kermesse più importante della tv, la selezione non può essere dirimente rispetto all’essere no-vax o meno. La Rai può solo ottemperare a rispettare le regole nazionali. L’essere non vaccinati non può essere motivo di esclusione, se non rispetto a quello che leggi definiscono». La Rai, in ottemperanza alle norme, ha voluto che «i lavoratori, oltre al green pass, fossero monitorati ogni 48 ore tramite il tampone. Per il pubblico, come nei teatri, ci vorrà il super green pass». Questo quanto dichiarato da Coletta in conferenza stampa.

Una grigia applicazione delle (ingiuste) norme 

Nessun privilegio, dunque, ma una grigia e rigida applicazione delle norme. Norme che, tra le altre cose, prevedono il rispetto della privacy del lavoratore in materia di dati sensibili come lo status vaccinale, che per legge non può essere chiesto da nessuno. Non sul luogo lavorativo — e chi lo fa infrange la legge — non sul palco dell’Ariston. Da qui anche la tanto vituperata frase «nessun obbligo di vaccino per i cantanti in gara»: perché, se ti fai il tampone ogni 48 ore, di fatto l’obbligo non sussiste. Come non sussiste per tutti gli altri lavoratori non vaccinati, benché resi schiavi del disgustoso test nasale ogni due giorni. Sul fatto che, ribadiamo, il green pass rimane una misura oscena, per noi non ci piove. E proprio per questo motivo è vitale, fondamentale una interpretazione delle notizie corretta e priva di tesi preconcette.

Cristina Gauri

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1 commento

  1. Sanremo esiste solo per dare nelle nazioni estere l’ idea di una Italia che non esiste più. L’ extra prolungamento beota del nulla.

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