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Albert Woodfox arrives on stage during his first public appearance at the Ashe Cultural Arts Center in New Orleans, Friday, Feb. 19, 2016 after his released from Louisiana State Penitentiary in Angola, La. earlier in the day. Woodfox is the last of three high-profile Louisiana prisoners known as the "Angola Three" to be released.  (ANSA/AP Photo/Max Becherer)

Roma, 20 feb – Quarantatré anni nella cella d’isolamento: un record e una bestialità persino per il disumano sistema penitenziario americano. Per Albert Woodfox si è trattata di una vera odissea, ma adesso l’ex membro delle Pantere Nere è libero. L’afroamericano di 69 anni è stato scarcerato da un penitenziario della Louisiana. Il giudice federale ha approvato la richiesta dell’avvocato dopo che il detenuto ha accettato il patteggiamento.

“Anche se sono ansioso di provare la mia innocenza ad un nuovo processo, le preoccupazioni per la mia età e la mia salute mi hanno spinto a risolvere il caso con la mia non opposizione ad una imputazione minore”, ha detto. Woodfox, che era già in carcere per rapina a mano armata, fu condannato per , una guardia carceraria di Angola, in Louisiana, un crimine per il quale si è sempre professato innocente. Da allora, ha trascorso 23 ore al giorno in isolamento mentre per una sola ora gli veniva concesso di uscire all’aria aperta in una piccola area stretta e recintata, ma ammanettato e sempre da solo. Woodfox è stato condannato due volte per la morte di Miller, ma le sentenze sono sempre state ribaltate. Ora si è in attesa del terzo processo.

Secondo Amnesty International non è mai stata trovata “nessuna prova fisica che leghi i tre uomini all’omicidio, le prove del Dna che potenzialmente potevano discolparli sono andate perdute e le condanne si basavano su dubbiose testimonianze di altri detenuti”. La liberazione di Woodfox giunge mentre negli Stati Uniti si discute sempre di più sull’opportunità di rinchiudere i carcerati in cella d’isolamento. Il presidente Barack Obama ha deciso il mese scorso di vietarlo per i minorenni nelle carceri federali.

Giuliano Lebelli

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