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Roma, 26 apr – Sarà pure l’America del cattivissimo Trump, ma la memoria sudista continua a essere presa di mira. Due notti fa, alla chetichella, le autorità di New Orleans, hanno cominciato a smantellare i monumenti dell’epopea confederata. All’1,30 del mattino (le 8,30 in Italia), è stato tolto l’obelisco eretto nel 1891 che commemorava la fallita rivolta degli irriducibili confederati contro il nuovo governo della Lousiana filo-Nord dopo la Guerra Civile (1861-1865): il 14 settembre 1874 la “White League” combatté contro la polizia di New Orleans per tre giorni prima di essere sconfitta. “La rimozione di questa statua invia un chiaro ed inequivocabile messaggio alla gente di New Orleans e alla nazione: New Orleans celebra la nostra diversità, inclusione e tolleranza”, ha dichiarato il sindaco Mitch Landrieu.

L’orario scelto non è casuale: l’intenzione era quella di ridurre al minimo le proteste. Addirittura i lavoratori che hanno materialmente effettuato l’operazione indossavano caschi e giubbetti anti-proiettili mentre sui tetti erano schierati a proteggerli cecchini della polizia. Già vent’anni fa, la città aveva rimosso l’obelisco dalla centrale Canal Street, ma le autorità dell’epoca vennero costrette a rimetterla a posto dopo aver perso un ricorso presentato da alcuni cittadini, anche se venne posizionata in un punto meno in vista. Nei prossimi giorni altri monumenti subiranno la stessa sorte: la statua del generale comandante delle truppe Confederate Robert E. Lee, quella del generale P.G.T. Beauregard e quella del presidente degli Stati Confederati, Jefferson Davis.

I monumenti non verranno distrutti ma saranno “riposizionati in un luogo dove potranno essere storicamente contestualizzati”. Sembra proprio di leggere gli argomenti utilizzati dalla giunta “talebana” di Bolzano, che ha deciso di concentrare tutti i suoi sforzi nella “contestualizzazione” dei monumenti fascisti in città. Evidentemente, nella volontà di attaccare la memoria e l’identità, tutto il mondo è paese.

Giuliano Lebelli

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