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Retorica su diritti umani e accoglienza: la Merkel raccoglie figuracce ovunque

by Guido Taietti
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Berlino, 7 mag – Nell’ultimo anno si sono susseguiti parecchi cambiamenti nella comunità internazionale, alcuni anche di grande importanza: la Merkel non sembra essere in grado di muoversi a proprio agio in un universo diplomatico che sembra cominciare a non essere più Occidente-centrico e dove il paradigma degli “Human Rights” non sembra poter essere ancora a lungo la chiave per giustificare ogni condotta.

Trump Presidente, Erdogan che ha mostrato uno spaventoso controllo della colonia turca in Germania, Putin che riesce a guadagnare sempre più peso politico nonostante le pressioni occidentali, la Brexit, un’Unione Europea in crisi di identità: Angela sembra essere l’ultimo capo di governo a portare avanti quella visione liberal-occidentale che utilizza il paradigma degli “human rights” per giustificare le proprie scelte in politica estera: una visione che però solo pochi mesi fa era considerata normale e lascia ora Angela Merkel a brancolare spaesata in questo mondo dove (finalmente) il neo realismo torna a fare capolino.
Solo negli ultimi due mesi la Merkel ha collezionato una serie di schiaffi da lasciare storditi. Andata alla Casa Bianca al primo incontro col neo Presidente degli Stati Uniti decide di iniziare un lungo discorso sul “diritto del migrante e dovere dell’accoglienza” e finisce zittita in mondovisione da Trump che chiude la questione sostenendo che “No, non esiste un diritto all’immigrazione od un dovere all’accoglienza”. Persino con Israele le cose non vanno bene: qualche settimana fa un incontro fissato da lungo tempo tra il Ministro degli Esteri tedesco ed il Primo Ministro Israeliano Netanyahu è stato cancellato con poche ore di preavviso da quest’ultimo infastidito dalla attenzione data dal governo tedesco ad alcune Ong palestinesi. Al vertice di Sochi di pochi giorni fa le scornate con Putin, alla quale la Merkel ha fatto capire di non avere intenzione di eliminare le sanzioni contro la Russia: sarebbe quasi sembrata una mezza vittoria di Angela e della sua presunta capacità di tenere botta ad un negoziatore inflessibile come Putin… ed invece no. No perchè nel frattempo sulla stampa tedesca qualcuno si chiedeva come mai alle sanzioni portate avanti dall’Europa e che valsero il plauso di Obama alla Merkel gli Stati Uniti non rispondano promuovendo qualcosa di analogo: sì perchè alla fine pare che, mentre l’Europa intera, ma soprattutto la Germania, perdeva fior di miliardi nel non trattare con la Russia, gli Usa che invece tali sanzioni hanno appoggiato, ma mai veramente applicato a sè stessi, riuscivano ad ottenere un aumento del 7% degli scambi commerciali con Mosca negli ultimi 24 mesi. Un bel pasticcio, difficile da spiegare all’elettorato tedesco che, per qualche assurda ragione, sembra essere più preoccupato dei posti di lavoro che la Germania perde ogni giorno invece che di raffinate questioni ideologiche come fanno invece quotidianamente i media nostrani.
La figuraccia più imbarazzante per Angela è però quella avvenuta i primi giorni di maggio durante un incontro a Riad con il governo saudita: un incontro fatto con il non nascosto obiettivo di vendere armi ad un alleato notoriamente disposto a comperare molto e pagare bene (non a caso in queste settimane sono parecchi i rappresentanti di Governi occidentali venuti in Arabia Saudita). Durante questa visita Angela si perde in una lunga prosopopea sui diritti delle donne e sull’opportunità di vendere armi e collaborare con i governi che non rispettino appieno gli standart (peraltro immaginari e imponderabili), ancora una volta, degli “human rights”. Come era logico prevedere però il governo Saudita ha interpretato questa chiacchierata fatta di fronte ai media come una inaccettabile instrusione negli affari interni e ha rispedito a casa a mani vuote il primo ministro tedesco salutata con questa gelida nota da parte del ministero degli Esteri: “We will not cause any problems for the German Government with new request for weapons”, come a dire che se vendere armi a paesi che non adottano le linee liberal/occidentali della Merkel è un problema per i tedeschi, i sauditi possono semplicemente andare ad acquistarle altrove.
Questi sono stati gli ultimi due mesi della Merkel: una cancelliera intrappolata in categorie politiche che sembrano al tramonto e che, nonostante tutto, non sembra in grado di venire a patti con la realtà di nuovi rapporti di forza alla quale lei, e noi e tutto il mondo occidentale in ogni caso, dovrà arrivare a fare i conti. L’Occidente non è più il centro del mondo e oggi per trattare occorre avere argomenti migliori del “rispetto dei diritti umani” se si vuole essere ascoltati nel mondo.
Guido Taietti

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