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trieste profugo violenzaTrieste, 7 mag – Una storia, solo l’ultima di una lunga serie, di violenza sessuale legata all’immigrazione. Siamo a Trieste, nella centralissima via Capitolina, a pochi metri dal lungomare del capoluogo giuliano dove si è consumata l’ennesima vicenda che vede protagonista un richiedente asilo.

Lei è una giovane ragazza, scesa in strada per aspettare che alcuni amici la passassero a prendere. Lui un uomo dai tratti somatici magrebini, avvicinatosi con la scusa di chiedere una sigaretta. Non riuscendo ad intavolare una discussione si è allontanato per tornare poco dopo con due bottiglie di birra. Rotto il ghiaccio si è però poi fatto sempre più insistente, cercando di abbracciare la giovane, palpeggiandola nelle zone intime, scaraventandola a terra e tentando di baciarla. A nulla sono servite le urla di aiuto, fortunatamente la prontezza di riflessi ha giocato a suo favore: afferrata una delle due bottiglie di birra ha colpito l’aggressore, riuscendo a divincolarsi e fuggire.

Immediatamente dopo la violenza la ragazza si è rivolta alla Polizia, con gli uomini della squadra mobile che dopo rapide indagini sono riusciti, presso una mensa della Caritas, a rintracciare l’uomo, subito riconosciuto dalla vittima. Sulla base di questi elementi il Pm ha così disposto la custodia cautelare in carcere, misura che non era stato tuttavia possibile porre in essere dato che lo straniero si era nel frattempo reso irreperibile. Non ha impiegato molto a farsi però rivedere, dato che Youssef Fertousi – questo il nome del 29enne marocchino – si è presentato pochi giorni dopo in Questura per sbrigare alcune pratiche relative al rilascio della richiesta di asilo. Insomma, si trattava a tutti gli effetti di un profugo o sedicente tale, circostanza che non ha impedito venisse arrestato seduta stante e condotto dietro le sbarre.

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