Roma, 30 giu — Arriva la condanna per R. Kelly, l’ex star dell’r’n’b Usa anni ’90 accusato di avere adescato e abusato sessualmente di minori e donne inermi. L’interprete della fortunata I believe I can fly non volerà più: un tribunale di Brooklyn ha deciso che dovrà scontare 30 anni di carcere dopo averlo riconosciuto colpevole di aver capeggiato, per oltre vent’anni, un’organizzazione criminale a Chicago che adescava le donne, giovani afroamericane anche minorenni, per sfruttarle sessualmente e sottoporle ad abusi psicologici. Lo riporta Fox news.

R. Kelly sconterà 30 anni di carcere

La corte federale aveva emesso il verdetto di condanna — per cui R. Kelly rischiava l’ergastolo — lo scorso 27 settembre. Per l’accusa il cantante — sin dagli anni ’90, periodo di suo maggior successo — teneva le redini di una sorta di «harem» sfruttando la propria celebrità e abusando di ragazze anche minorenni, sottomettendole psicologicamente (in almeno due casi le vittime di violenze erano maschi) e coinvolgendo i suoi dipendenti e collaboratori. Kelly ha sempre negato ogni accusa, ma si è avvalso della facoltà di non parlare nel corso delle sei settimane di processo, in cui decine di persone hanno testimoniato contro di lui.

Una valanga di prove

L’accusa ha presentato una mole infinita di prove scritte, videoregistrate e audioregistrate. R. Kelly ha ascoltato in aula le testimonianze di sette donne che lo descrivevano come un cantante che utilizzava il proprio carisma per adescare le giovanissime vittime che assistevano i suoi concerti, abusando sessualmente di loro nei suoi camerini. Fu il giornalista di Chicago Jim DeRogatis a far esplodere il caso nel 2017, raccogliendo la denuncia dei genitori di una delle vittime del cantante. Ne era nata un’inchiesta da cui era uscito anche un docu-film, Surviving R. Kelly, nel 2019, in cui venivano mostrate le testimonianze delle donne abusate dalla star. Kelly deve ancora affrontare un altro processo a Chicago in cui è accusato di pornografia minorile e ostruzione della giustizia.

La difesa nel processo ha seguito la linea dell’«infanzia traumatica» di R. Kelly solcata da «una storia di abusi sessuali da parte di familiari e non». Ma il giudice federale Ann Donnely ha respinto la mozione che chiedeva l’assoluzione del cantante o un nuovo processo.

Cristina Gauri

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