Roma, 30 giu – I dati che arrivano dai report di Bankitalia non sono affatto incoraggianti. Il peggiore sembra arrivare dal ricco Veneto dove, ben trecentomila famiglie, sarebbero a rischio povertà a causa di inflazione, aumento delle bollette energetiche e dei costi alimentari. Ma anche regioni da sempre economicamente forti, come il Trentino Alto Adige, iniziano a scricchiolare sotto il peso dei rincari e in conseguenza alle scelte restrittive assunte durante l’emergenza pandemica. In questa prima parte sulle Economie regionali 2022, analizziamo anche però due regioni virtuose, seppur con le proprie problematiche, come Abruzzo e Valle d’Aosta. Oltre alle già citate Veneto e Trentino Alto Adige.

L’audizione di Bankitalia sulle Economie regionali 2022 in Veneto

Veneto

Ammontano a trecentomila le famiglie venete considerate a rischio povertà per la tassazione sui consumi in corso in Italia. A dirlo ieri a Venezia è direttamente Bankitalia nel suo report “L’economia del Veneto“. Nel 2021 il turismo in Veneto ha parzialmente recuperato la forte caduta delle presenze complessive e della spesa degli stranieri registrata nel 2020. Secondo l’indagine della Banca d’Italia nel 2021 la quota di aziende in utile o in pareggio è cresciuta e si è ulteriormente ampliata la loro liquidità finanziaria. Potrebbero emergere rischi finanziari per le imprese che hanno prolungato le moratorie anche dopo la fine del 2021 e per quelle maggiormente esposte a incrementi dei costi operativi, specie energetici.

Il problema della transizione energetica

Da un’analisi che utilizza uno scenario climatologico diffusamente utilizzato, emerge che circa un quinto delle imprese venete si trova in zone dove sono previsti impatti climatici elevati nei prossimi 30 anni. Particolarmente rilevanti sono inoltre i rischi connessi con la transizione energetica. Il Veneto è infatti storicamente caratterizzato da un’intensità energetica superiore al resto d’Italia. Inoltre, in regione è localizzato quasi il 10 per cento degli impianti italiani soggetti al Sistema per lo scambio delle quote di emissione europeo.

Trecentomila famiglie a rischio povertà

In Veneto ci sono 300 mila famiglie che, a causa dell’inflazione e, in particolare, dell’aumento delle bollette energetiche e dei costi alimentari, sono considerate a rischio povertà per l’ulteriore compressione dei consumi da affrontare nei prossimi mesi. E’ quanto è emerso oggi Venezia durante la presentazione del report di Bankitalia curato dal ricercatore Vanni Mengotto, e introdotto dal direttore della sede veneta dell’istituto, Pier Luigi Ruggiero. Si tratta, è stato spiegato, “del 15% del totale di famiglie venete appartenenti alla fascia di chi già esprime i consumi più contenuti e che, a livello nazionale, è valutato intorno al 20%. Per questa ripartizione, il peso dell’aumento di costi di beni non rinunciabili, quali gas, energia elettrica e generi alimentari, è in proporzione superiore rispetto alle altre categorie di famiglie e dunque la circostanza potrebbe riflettersi su un’ulteriore diminuzione di spese per vestiario o tempo libero“.

Lavoro e consumi

La partecipazione al mercato del lavoro delle donne rimane bassa nel confronto con le altre regioni del Nord, anche in connessione con una minore dotazione di servizi per l’infanzia. La ripresa del reddito disponibile e dei consumi è stata frenata dalla seconda metà del 2021 dall’aumento dei prezzi, in particolare di quelli dei trasporti e delle utenze domestiche. L’indebitamento delle famiglie ha registrato un aumento connesso sia con la ripresa del credito al consumo sia con la prosecuzione della crescita dei mutui per l’acquisto di abitazioni.

Elementi di fragilità emergono dalla significativa quota di imprese che pur classificate in bonis hanno evidenziato un incremento della rischiosità. Il conflitto in Ucraina e le sanzioni adottate verso Russia e Bielorussia dovrebbero avere un impatto diretto relativamente contenuto sulle esportazioni e sulle entrate turistiche regionali, anche se superiore a quello medio in Italia. Rischi maggiori provengono dall’impatto sulle imprese di possibili interruzioni di fornitura e dagli incrementi di prezzo dell’energia e delle altre materie prime.

Tesoretti e risparmi

In Veneto, nei conti correnti sono depositati 104 miliardi di euro, una cifra definita “abnorme”. Corrispondente quasi alla somma dei redditi di un anno. A livello nazionale è valutato intorno al 20%. “Per questa ripartizione – hanno spiegato i relatori – l’aumento di costi di beni non rinunciabili è in proporzione superiore rispetto alle altre categorie di famiglie. Questo fatto potrebbe quindi riflettersi su un’ulteriore risparmio di spese per vestiario o tempo libero. La crisi è inoltre accentuata dalla lontana risoluzione del conflitto in Ucraina e la conseguente consistenza dei depositi bancari.

Da quanto riferiscono gli esperti del report Bankitalia, la conservazione di una liquidità così elevata, sul fronte delle imprese varrebbe altri 53 miliardi. Questo rappresenta l’allarmante segnale del permanere in forme di risparmio, affermano i relatori di Bankitalia, non più motivate, come prima, dalle restrizioni della pandemia. Bankitalia auspica quindi che le famiglie venete spendano di più, ma, di questi tempi, è cosa assai difficile.

Trentino Alto Adige

Per il Trentino Alto Adige il report di Bankitalia dà un calo del PIL di 2 punti percentuali. Il forte aumento dei costi energetici, le perduranti difficoltà di approvvigionamento di taluni input produttivi e l’elevato clima di incertezza connessi al conflitto in Ucraina. Queste sono le cause che hanno comportato una rilevante revisione al ribasso delle prospettive di crescita per l’anno in corso in Trentino Alto Adige. Le stime più recenti indicano che l’espansione del PIL risulterebbe appena superiore al 3 per cento. Valore comunque più elevato della media nazionale ma inferiore di quasi due punti percentuali rispetto a quanto prospettato a fine 2021. “La struttura economica delle province autonome, caratterizzata anche da legami diretti con le aree coinvolte nel conflitto, meno orientata alle produzioni a elevata intensità energetica, soprattutto in provincia di Bolzano, e contraddistinta da condizioni finanziarie più equilibrate di famiglie e imprese, appare in questa fase più resiliente della media nazionale allo shock in atto”.

Turismo penalizzato dal Green Pass

La ripresa dello scorso anno si è estesa a tutti i settori a esclusione del comparto turistico. Secondo il report Bankitalia l’industria e le costruzioni hanno pienamente recuperato i livelli di attività del 2019. Il settore edile, in particolare, ha beneficiato degli incentivi governativi e del sensibile aumento delle compravendite immobiliari. I servizi hanno registrato un’espansione più limitata, risentendo negativamente del mancato avvio della stagione turistica invernale 2020-21, che ha comportato una riduzione molto marcata dei pernottamenti, sia in Trentino sia in Alto Adige. Ovviamente questo è stato dettato soprattuto dall’impatto negativo subito a causa della pandemia e conseguenti Green Pass e restrizioni. Queste ultime affrontate molto rigidamente dai governatori delle due province.

Lavoro cresce in Trentino ma cala a Bolzano

Nel lavoro, la crescita degli occupati in Trentino è risultata più intensa rispetto alla media nazionale, recuperando in parte il forte calo dell’anno precedente. L’aumento della domanda ha comportato una diminuzione del numero di disoccupati e un incremento del tasso di attività. Male in Alto Adige, invece, negativamente influenzato dalla forte contrazione dell’occupazione nel primo trimestre che ha comportato, in media d’anno, un calo del tasso di occupazione, un aumento del numero di disoccupati e una diminuzione della partecipazione al mercato del lavoro.

I consumi delle famiglie sono aumentati ma vi è stata tuttavia una forte diminuzione nei primi mesi del 2022, in connessione con le tensioni geopolitiche e la forte crescita dei prezzi al consumo. Questi ultimi aumentati nelle province autonome più che nella media nazionale.

Bundesminister Sebastian Kurz empfŠngt den SŸdtiroler Landeshauptmann Arno Kompatscher gemeinsam mit Landesrat Philipp Achammer. Wien. 23.11.2015, Foto: Dragan Tatic

Valle d’Aosta

Sempre secondo il report Bankitalia nel 2021 l’economia della Valle d’Aosta è tornata a crescere. Il prodotto interno lordo sarebbe aumentato in linea con quello medio nazionale. Ciò non ha però permesso il recupero sul forte calo registrato nel 2020. La ripresa si è avviata solo dall’estate. Anche qui ha influito l’allentamento delle misure di contenimento della pandemia, che hanno inciso sull’attività economica della regione per un periodo più esteso rispetto alla media nazionale. Le restrizioni, protrattesi fino al mese di maggio dello scorso anno, hanno influenzato negativamente soprattutto i comparti del turismo e del commercio.

Pandemia, rincari energetici e guerra in Ucraina

Le prospettive di ripresa si sono deteriorate a partire dalla fine dello scorso anno a seguito del forte rincaro delle materie prime, soprattutto energetiche. Le ricadute della crisi energetica sono mitigate però dalla produzione locale di energia da fonti rinnovabili, in grado di soddisfare il fabbisogno di imprese e famiglie valdostane. La guerra in Ucraina ha esercitato sull’economia regionale principalmente effetti indiretti, grazie alla limitata esposizione verso i paesi interessati dal conflitto in termini sia di interscambio commerciale sia di flussi turistici.

Lavoro e consumi

L’attività industriale si è rafforzata, sospinta sia dalla domanda interna sia da quella estera. Le esportazioni sono cresciute a ritmi sostenuti, raggiungendo valori di poco superiori a quelli antecedenti la pandemia. Il rialzo dei prezzi dei beni e dei servizi ha inciso sul potere d’acquisto delle famiglie, colpendo maggiormente i nuclei familiari con livelli di consumo complessivi più bassi. Il deterioramento del clima di fiducia delle famiglie potrebbe influire negativamente sulla propensione al consumo per l’anno in corso. Il debito delle Amministrazioni locali valdostane continua a calare.

Abruzzo

Il report Bankitalia guarda poi all’Abruzzo che, come per il resto d’Italia, il 2021 è stato caratterizzato da una ripresa dell’attività economica, seguita però alla fase recessiva innescata dalla pandemia. Dopo il marcato rimbalzo registrato nel primo semestre rispetto allo stesso periodo del 2020, caratterizzato dal lockdown, il recupero è proseguito nella seconda parte dell’anno. Le crescenti difficoltà nell’approvvigionamento di alcuni input produttivi importati e i rincari dei beni energetici, acuitisi con lo scoppio del conflitto in Ucraina, potrebbero compromettere la prosecuzione della fase di recupero dell’economia regionale.

Aumento costi materie prime

L’attività produttiva è tornata a espandersi nell’industria e nelle costruzioni, più moderatamente nei servizi. L’indagine sulle imprese condotta dalla Banca d’Italia segnala una crescita delle vendite rispetto all’anno precedente, in particolare per le aziende con una maggiore presenza sui mercati esteri. Sulle previsioni per il 2022 pesano le incertezze legate all’evoluzione delle tensioni sui mercati delle materie prime e dei beni energetici. Queste hanno già determinato una crescita dei costi di produzione delle imprese e rallentamenti dell’attività produttiva.

Lavoro in crescita

Dopo il marcato calo registrato nel 2020, il tasso di natalità netto delle imprese abruzzesi è aumentato, in particolare nei settori caratterizzati da un elevato livello di intensità digitale. Nel lavoro rimane ampio, rispetto alla media nazionale, il divario di genere nei tassi di attività, in particolare per le madri con figli in età prescolare. Nei primi mesi del 2022 è proseguita la creazione di nuove posizioni lavorative, trainata dal comparto dell’edilizia e dalle forme contrattuali a tempo indeterminato.

I consumi, pur risentendo del rialzo dei prezzi di beni e servizi, sono risultati in ripresa dopo il forte calo del 2020; la propensione al risparmio si è ridotta. La prosecuzione della fase di ripresa dei consumi nell’anno in corso potrebbe tuttavia risentire della perdita di potere di acquisto delle famiglie, ascrivibile al rialzo dei prezzi. Potrebbe incidere anche il perdurare del conflitto in Ucraina.

Verso un 2023 catastrofico?

Una situazione per certi versi tutt’altro che rosea se pensiamo che abbiamo affrontato appena il primo semestre di un annata colma di problematiche. Uscita dall’emergenza pandemica. Aumento dei costi energetici, alimentari e delle materie prime. Tensioni internazionali dovute alla guerra tra Russia e Ucraina. Transizione energetica. Aumento costante degli sbarchi clandestini di immigrati sulle coste italiane. Siccità e cambiamenti climatici che incidono su ambiente e agricoltura.

Insomma: se i primi mesi di questo 2022 sono stati particolarmente tormentati, c’è da giurare che questa seconda parte dell’anno riserverà sorprese tutt’altro che gradevoli. Forse però, ciò porterà finalmente il popolo italiano ad arrabbiarsi con i suoi governanti e scenderà in strada pretendendo un cambio di rotta dalla classe politica. Chissà. Forse invece gli italiani continueranno tristemente a commentare pseudo-rivoluzioni sui social, tornando poi a distribuire piogge di like alle Ferragni di turno. Sognando di ostentare anch’essi una ricchezza riservata ormai a pochi eletti.

Andrea Bonazza

Dati, fonti e testi: Bankitalia, Economie regionali 2022

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