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Londra, 31 Ago – Adele, per chi non lo sapesse, è una cantante britannica che ha venduto milioni di dischi in tutto il mondo. Un tempo giunonica e ora magra, ha voluto sfoggiare sui social la sua nuova snella figura, stretta in un bikini coi colori della bandiera giamaicana e un’acconciatura ispirata a quelle afro. Mal gliene incolse! Adesso è accusata dai suoi stessi fan di essere razzista e colpevole di ‘appropriazione culturale’.

Dalla “carnevalata” all’accusa di razzismo

In una foto condivisa sul suo profilo Instagram, Adele posa nel giardino della sua casa da 9,5 milioni di dollari a Beverly Hills. Per celebrare l’ormai tradizionale carnevale caraibico di Notting Hill (che si tiene a Londra, ma quest’anno, causa Covid-19, è stato ‘online’) ha deciso di acconciarsi i capelli nei cosiddetti “nodi bantu” e di indossare un bikini/bandiera giamaicana. Immediatamente i followers di Instagram hanno iniziato ad insultarla, accusandola di razzismo e di ‘appropriazione culturale’. Secondo i suoi stessi fan, Adele avrebbe ‘scimmiottato’ i costumi caraibici, usandoli come una maschera di Halloween.

Qualcuno l’ha timidamente difesa, dicendo che il suo voleva essere un omaggio alla cultura giamaicana e che Adele voleva solo farci vedere quanto è dimagrita (dopo essere stata per anni un simbolo della rivincita curvy le è bastato mollarsi col marito per decidere di diventare una taglia 40, ma si sa, alle femministe ogni contraddizione è concessa). Ma è ormai lampante che nessuno è al sicuro dalle accuse di razzismo e dalla cosiddetta ‘cancel culture’ che censura chiunque offenda una qualsivoglia minoranza o comunità. “Come se il 2020 non fosse stato già pessimo, ora Adele si mostra coi nodi bantu. Le donne bianche del pop hanno ancora un problema”, commenta uno. “Dovrebbe andare in prigione per questa cosa”, scrive addirittura un’altra, tale Kenisha.

Oggi i Madness e gli Specials sarebbero accusati di razzismo

Persino Adele, cocca del mainstream che passa la vita a tessere le lodi della regina indiscussa della cultura ‘Black’ Beyoncé non è immune da queste critiche. Ricordate i bei tempi in cui questa becera ‘appropriazione culturale’ ha fatto nascere gruppi come i Madness, gli Specials o i Police? Ecco, potete solo nostalgicamente ascoltare quei dischi e piangere, perché molto presto persino una cosa che era una prerogativa dei progressisti di varie fogge (ovvero amare la musica ‘in levare’ tipica dei Caraibi e della Giamaica), sarà ritenuto razzista. Si realizza in larga scala quanto ‘previsto’ da Clint Eastwood in ‘Gran Torino’. Ai neri non importa il nostro endorsement alla loro musica o alla loro moda, e amarle non ‘salva’ nemmeno una cantante femminista, pro body positivity e schierata coi manifestanti Black lives matter come Adele. La scena simbolo di questo meccanismo è quella della finestra presa a sassate dai manifestanti Blm ai bianchi che urlano “We’re on your side”, “Siamo dalla vostra parte”. Ma loro non sono dalla ‘nostra’, e per paradosso alla povera Adele, per non incorrere in accuse di razzismo, converrà cominciare ad ascoltare gli Skrewdriver.

Nadia Vandelli

3 Commenti

  1. APPRO chè ? KULTU chè ?

    Io non sono nessuno , e non ho accessi sui social …. ma … in base a queste STRONZATE :

    non potrei indossare la mia camicia awaiana …
    non potrei indossare bermuda ….
    e, tra poche settimane (abito nel PROFONDO NORD) NON potrei mettermi il LODEN … visto che non sono Tirolese ….
    il PARKA di piuma d’ oca ????

    ma andate a CAGARE ApproKultuMinchioni !!!!!

    o … cazzo ho pure una giacca scozzese …. forse gli appartenenti a quel KLAN arrivano qua e mi
    ROMPONO I COGLIONI ?????? o vale solo per le donne (kilt) …..

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