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Kobane ha chiamato, Damasco ha risposto. Cari compagni, ora ringraziate Assad

by Davide Di Stefano
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Soldati siriani festeggiano

Roma, 17 ott – Cosa c’entra il complicato scenario siriano con l’ipocrisia dei compagni di casa nostra? C’entra eccome e cerchiamo di capire perché. Da giorni si è riaccesa l’attenzione sulla guerra in Siria, precisamente da quando l’annuncio del ritiro delle truppe americane da parte di Trump ha dato il via libera all’offensiva della Turchia. Erdogan ha dunque mano libera per attaccare i curdi, nemici storici della Turchia, che li considera alla stregua di terroristi. L’obiettivo del sultano è quello di invadere il nord-est della Siria, ovvero quei territori ad est dell’Eufrate sotto il controllo delle forze curde dell’Sdf, il cosiddetto “Rojava”, per creare una zona cuscinetto di una trentina di chilometri dove collocare i circa tre milioni e mezzo di rifugiati siriani che al momento ancora si trovano in Turchia.

La quarta fase del conflitto siriano

Questa quarta fase del conflitto siriano ha fatto cadere definitivamente tutti gli altarini e dimostra come la storia raccontata all’inizio della crisi, nell’ormai lontano 2011, fosse soltanto una gigantesca fake news. Per chi ha buona memoria è facile ricordare cosa riportassero i media allora: “In Siria è in corso una primavera araba, dove gruppi di ribelli moderati, che vogliono più diritti e democrazia, vogliono rovesciare il feroce dittatore Assad”. La realtà era invece quella di un attacco politico e militare verso un governo legittimo, quello del presidente Bashar al Assad. Con la regia di Stati Uniti e di altre democrazie occidentali, l’Arabia Saudita, gli Emirati Arabi Uniti, il Qatar e la Turchia, da 8 anni sostengono direttamente gruppi islamisti, tra cui figura il braccio siriano di Al Qaida, che combattono contro l’esercito regolare di Damasco. Altro che ribelli moderati. Ankara è arrivata persino a fornire supporto logistico all’Isis, ha permesso ai miliziani del Califfato di trovare rifugio in Turchia durante gli scontri con i curdi.

Ma c’è una notizia che sui nostri telegiornali nessuno ha mai raccontato: l’invasione turca della Siria è in atto da anni. Ne avevate sentito parlare? Probabilmente no. Eppure a Idlib, nel nord ovest della Siria, i soldati di Erdogan e le “milizie filo turche”, combattono fianco a fianco degli islamisti contro l’esercito di Assad. Eppure a nessuno sembra fregare nulla, mentre le nostre prime pagine sono piene da giorni di notizie sull’invasione turca del Rojava. Perché?

I curdi, il mito dei compagni nostrani

Perché i curdi, scaricati dagli americani dopo anni di onorato servizio, sono un mito dei compagni di casa nostra. Da Repubblica a La7, sono anni che ci raccontano come nei territori controllati dall’Sdf curdo viga l’uguaglianza, la democrazia diretta, l’anticapitalismo e diritti un tanto al chilo per tutti. Soprattutto per le donne, vero feticcio dei giornalisti à la page di casa nostra, che ci sottopongono infiniti servizi sulle leonesse curde. Un po’ come avveniva con l’orto di Michelle Obama. Quando ad essere attaccati sono i curdi accadono dei miracoli: pensate che Repubblica ha addirittura scoperto, con 8 anni di ritardo, che ci sono dei jihadisti tra i combattenti schierati da Ankara, mentre la Annunziata ha scoperto di avere un cuore, mettendosi a piangere in diretta per l’uccisione di una attivista curda. Ma i curdi sono i buoni si sa, i siriani fedeli al loro legittimo presidente sono i cattivi.

A chi importa dei siriani?

E quindi chissenefrega degli oltre 100 mila soldati caduti nella lotta contro l’Isis e gli islamisti, nessuna lacrima per i cristiani massacrati a Ma’lula, nessun ricordo per eroi come Khaled al Asaad, l’archeologo che a Palmira ha difeso con la vita i reperti che l’Isis voleva distruggere, o il generale Issam Zahreddine, che per tre anni con poche centinaia di uomini ha resistito al califfato a Deir Ez Zor. Per loro nessun pianto in tivù, nessun fumetto di Zerocalcare. Lo stato laico e tollerante di Assad non è glamour come il socialismo reale dei compagni curdi. E le donne siriane, che insegnano all’università e combattono proprio come le loro colleghe curde, non meritano opere di propaganda.

Questa è l’ipocrisia della sinistra, che oggi però subisce la beffa: il Free Syrian Army, quelli che per anni ci hanno spacciato come ribelli moderati contro Assad, adesso massacrano i curdi insieme ad Erdogan. Mentre i cattivissimi soldati siriani sono l’unica speranza di salvezza per i “compagni del Rojava”. Kobane ha chiamato, Damasco ha risposto. E oggi sulla città “mito” dei curdi sventola il tricolore siriano.

Davide Di Stefano

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2 comments

rino 17 Ottobre 2019 - 1:29

Di piu: aggiungerei che il motivo per cui i curdi sono stati “protetti” e trattati come animali in via d’estinzione è strettamente legato alla natura di chi li sponsorizza. Essendo questi ultimi padroni del discorso (e quindi della stampa, della TV e della radio) hanno riproposto in piccolo (lungi da me qualsiasi paragone con l’incommensurabile distanza che li e ci separa dagli Eletti.. ) il mito foriero di tanti vantaggi che da 50 anni dipingono incessantemente su sé stessi.
Insomma quando hai uno sponsor così ti si apre il mondo dello spettacolo. Per cui è un vero dramma per chi vive ipocritamente sotto la luce di una narrazione ad hoc, ritrovarsi a respirare la pungente aria della realtà!

Reply
emanuele 19 Ottobre 2019 - 12:06

Chi ha scitto questo articolo è un completo cerebroleso

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