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Roma, 8 giu – Afghanistan addio. L’Italia se ne va da una terra martoriata e mai davvero pacificata, ammainando oggi il tricolore nella base del nostro contingente ad Herat. Si chiude così senza troppo clamore l’esperienza quasi ventennale dei militari italiani. Con la cerimonia dell’ammaina-bandiera e il saluto finale ai soldati alla base di Camp Arena, le cui chiavi saranno consegnate alle forze di sicurezza afghane.



Non vogliamo che l’Afghanistan torni ad essere un luogo sicuro per i terroristi. Vogliamo continuare a rafforzare questo Paese dando anche continuità all’addestramento delle forze di sicurezza afghane per non disperdere i risultati ottenuti in questi 20 anni”. E’ quanto dichiarato dal ministro della Difesa, Lorenzo Guerini, giunto nella giornata odierna ad Herat. “Non abbandoniamo il personale civile afghano che ha collaborato con il nostro contingente ad Herat e le loro famiglie: 270 sono già stati identificati e su altri 400 si stanno svolgendo accertamenti. Verranno trasferiti in Italia a partire da metà giugno”, spiega Guerini.

Il ministro si riferisce a quei collaboratori afgani che potrebbero rischiare ritorsioni da parte di gruppi armati locali, non soltanto talebani, non appena il contingente Nato avrà lasciato del tutto la nazione asiatica. Sta di fatto che i militari italiani se ne vanno da una terra che adesso rischia proprio di tornare sotto il controllo di chi avremmo voluto cacciare definitivamente circa venti anni fa. E che invece negli ultimi anni è tornato ad alzare la testa, guadagnando terreno, occupando di nuovo intere aree di un Paese sempre meno stabile.

Afghanistan, quando verranno rimpatriati i soldati italiani

I soldati italiani si ritirano dunque dall’Afghanistan, dopo che Joe Biden ha annunciato ad aprile il rimpatrio delle truppe americane entro il prossimo 11 settembre. Data chiaramente simbolica, che acquista però un sapore piuttosto amaro visti i magri risultati ottenuti da Washington. Le operazioni di rimpatrio dei nostri soldati (800 a inizio 2021) sono già state avviate a maggio e si concluderanno nei prossimi giorni. Mentre di fatto le truppe statunitensi dovrebbero lasciare l’Afghanistan entro metà luglio, due mesi prima rispetto alla suddetta data inizialmente indicata da Biden.

Una decisione presa dalla Casa Bianca

Come già spiegato su questo giornale, la mossa del presidente Usa non è stata sorprendente. Oltretutto ha posticipato il ritiro dei militari americani previsto da Donald Trump entro maggio 2021. Nonostante le blande polemiche iniziali, è comunque del tutto ovvio che di conseguenza l’Italia rimpatri le proprie truppe. Erano lì su richiesta di Washington e se ne andranno adesso sempre per volontà di Washington. La decisione del ritiro è stata presa ad aprile, subito dopo l’annuncio del presidente Usa, durante il vertice ristretto a Bruxelles, tra i ministri degli Esteri di Germania, Stati Uniti, Turchia e Regno Unito. E confermata subito dopo nel vertice Nato allargato.

L’Italia torni ad alzare il tricolore

Dunque il governo italiano ha meramente accettato una decisione già presa. Prevedibile, per non dire scontato. Perché da qualche decennio siamo soltanto di fronte a un grande gioco giocato altrove, dove noi spicchiamo purtroppo come semplici pedine. Non siamo arbitri della nostra politica estera in contesti dove la superpotenza d’oltreoceano decide di intervenire e quindi di trascinarci. Ed è questo il vero problema, a partire dal quale dovremmo iniziare a ripensare le nostre mosse e il ruolo italiano nello scacchiere globale. Il ritiro dall’Afghanistan può essere un’occasione almeno per soffermarci a ragionare su questi aspetti, cruciali e non più rimandabili. Per alzare la bandiera italiana altrove.

Eugenio Palazzini

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1 commento

  1. E per forza.
    Il nostro esercito è impegnato a combattere una guerra molto più impegnativa contro il covid 19.8

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