Roma, 7 dic – Con il ritorno della ferrea legge islamica della Sharia, in questi giorni i talebani hanno eseguito quella che, si pensa, sia la loro prima esecuzione pubblica dal loro ritorno al potere in Afghanistan, dopo la smobilitazione delle truppe Usa e Nato. Ha dichiararlo sono stati li stessi taeibani tramite un loro portavoce: “dopo aver confessato un omicidio, un uomo di nome Tajmir è stato impiccato dopo regolare sentenza di condanna in un affollato stadio sportivo nella provincia sud-occidentale di Farah”. L’esecuzione in pubblica piazza arriva settimane dopo che i giudici sono stati incaricati dal governo di far rispettare pienamente la legge della Sharia. All’impiccagione del presunto assassino, tra i centinaia di presenti hanno assistito anche decine di leader talebani, tra cui ministri, giudici della Corte Suprema, capi militari e alte cariche del governo afgano.

Il ritorno alle leggi della Sharia

E’ passato solo un mese da quando il leader supremo dei talebani, Haibatullah Akhundzada, ha ordinando ai giudici afgani di imporre le antiche pene radicali della Sharia, tra le quali esecuzioni pubbliche, amputazioni pubbliche e lapidazione. Anche se i crimini e le rispettive punizioni non sono stati ancora ufficialmente definiti dai talebani, il movimento islamista aveva promesso di perseguire una versione più “morbida e moderna” delle leggi che caratterizzarono il loro precedente periodo al potere , dal 1996 al 2001. L’esecuzione, che secondo alle stesse fonti talebane è avvenuta mercoledì, segnerebbe però un ritorno all’interpretazione estremista della Sharia. Di recente i talebani hanno già eseguito diverse fustigazioni pubbliche, inclusa quella di una dozzina di persone davanti a un affollato stadio di calcio nella provincia di Logar, il mese scorso. Quella annunciata oggi, però, è la prima esecuzione capitale che i talebani rivendicano pubblicamente.

La sentenza spinta dalla vendetta della madre della vittima

I talebani sostengono che, l’uomo giustiziato di nome Tajmir, figlio di Ghulam Sarwar e residente nella provincia di Herat, cinque anni fa aveva accoltellato un uomo di nome Mustafa. Condannato da tre tribunali talebani, la sua condanna è stata infine approvata dal Mullah Akhundzada. Come da usanze secolari, un avviso pubblico ha pubblicizza l’evento per chiedere a tutti i cittadini di “unirsi a noi nel campo sportivo”. Se L’evento può certamente suscitare indignazione e riportare la mente ai racconti medievali, c’è però da dire che, la madre dell’uomo assassinato da Tajmir, in un intervista alla BBC ha sostenuto che i leader talebani l’avevano supplicata di perdonare l’uomo. Lei però, privata del figlio, aveva insistito per la sua esecuzione. “I talebani sono venuti da me e mi hanno pregato di perdonare questo infedele”, ha detto. “Insistono a farmi perdonare quest’uomo per amore di Dio, ma ho detto loro che quest’uomo deve essere giustiziato e deve essere seppellito come ha fatto lui con mio figlio. Questa potrebbe essere una lezione per altre persone. Se non lo giustiziate commetterà altri crimini in futuro.”

Continua la repressione talebana contro le donne

Dal 1996 al 2001, durante il vecchio governo talebano, lo stesso venne condannato dalla comunità internazionale per aver eseguito centinaia di esecuzioni pubbliche, comprese le famose esecuzioni allo stadio nazionale di Kabul. Quando un anno fa tornarono al potere, i Talebani avevano anche promesso di non ripetere più la brutale repressione delle donne ma, come sappiamo, le libertà individuali e di genere sono state severamente limitate. Dopo che i talebani hanno vietato alle ragazze afgane di tornare nelle scuole secondarie, la Banca mondiale ha trattenuto circa 600 milioni di dollari al governo afgano che, comunque, continua a non essere riconosciuto ufficialmente da gran parte degli Stati del mondo. In un periodo nel quale l’occhio delle telecamere internazionali è puntato esclusivamente sulle proteste per i diritti in Iran, non sarebbe male per i media mainstream tornare ad occuparsi anche della situazione afgana dopo la pessima figura occidentale.

Andrea Bonazza

Ti è piaciuto l’articolo?
Ogni riga che scriviamo è frutto dell’impegno e della passione di una testata che non ha né padrini né padroni.
Il Primato Nazionale è infatti una voce libera e indipendente. Ma libertà e indipendenza hanno un costo.
Aiutaci a proseguire il nostro lavoro attraverso un abbonamento o una donazione.

 

La tua mail per essere sempre aggiornato

Commenta