Kabul, 30 apr – L’Isis è stato quasi del tutto sconfitto sul campo in Siria e in Iraq, mentre i gruppi affiliati in Libia sono stati spazzati via, fatta eccezione per alcune sacche che imperversano ancora nelle zone desertiche. In Afghanisan c’è però un problema di totale instabilità che ha portato al rafforzamento di questo gruppo terroristico. Rafforzamento che non si traduce necessariamente con occupazioni territoriali ma che porta i fondamentalisti a colpire con una certa continuità. Il duplice attentato di oggi a Kabul, avvenuto nel quartiere centrale di Shash Darak a Kabul, dietro l’ambasciata statunitense e il quartier generale della Nato, ne è una dimostrazione lampante. L’Isis ha rivendicato gli attacchi in un comunicato pubblicato attraverso la sua agenzia di stampa Amaq, assicurando che l’operazione ha causato “fra 90 e 100 morti”.

Al momento il bilancio sembra essere in realtà “più modesto”, ma in ogni caso decisamente pesante: almeno 29 morti e 49 feriti, alcuni gravi. Tra questi, 9 sono i giornalisti uccisi e altri 5 feriti, stando a quanto riferito dal Comitato per la sicurezza dei giornalisti afghani (Ajsc). Nel suo comunicato l’Ajsc precisa che altri sei operatori dei media sono rimasti feriti. In particolare la seconda esplosione mirava a uccidere i cronisti accorsi per documentare la prima. Nel secondo attacco sono morti anche alcuni soccorritori.


Ero dentro la base” nel centro di Kabul, “in una zona bunkerizzata, ed ho sentito un forte botto. Ci siamo mossi dopo la prima esplosione”, ha raccontato all’ANSA Andrea Salvadore, un regista della Rai che in questi giorni si trova nella capitale afgana per girare un documentario sui soldati italiani nel Paese asiatico. “Siamo ancora nel campo, nel centro di Kabul, stiamo per prendere un elicottero”, ha detto Salvadore sottolineando di non avere ancora visto il sito della strage. “Fuori a Kabul non esce nessuno, parlo di italiani o forze Nato – ha spiegato – Non esce nessuno se non con una protezione massima, noi stessi adesso prendiamo un elicottero per andare in un posto a dieci minuti da qui”. Non a caso, ha concluso il regista Rai, “hanno ucciso tutti giornalisti locali, compreso il fotografo della Afp”.

Sempre oggi l‘Isis ha compiuto un attentato in una madrasa (scuola coranica), nella provincia meridionale afghana di Kandahar, uccidendo 11 bambini: un kamikaze si è fatto esplodere al passaggio di un convoglio della Nato. Qasim Afghan, portavoce della polizia locale, ha dichiarato che l’esplosione ha causato inoltre il ferimento di cinque soldati romeni.

Eugenio Palazzini

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