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Roma, 4 set – In questi giorni si parla tanto della situazione in Afghanistan e sono tanti coloro che si chiedono cosa non abbia funzionato nei vent’anni di occupazione americana. Molti hanno notato che non è possibile “esportare” la democrazia in un contesto con culture e usanze molto diverse dalle nostre. Pochi invece capiscono (o fanno finta di non capire) che lo scopo dell’intervento Usa aveva probabilmente poco a che fare con l’imposizione di un determinato sistema politico.



C’è chi ha paragonato il ritiro delle truppe a stelle e strisce con l’evacuazione da Saigon del 1975. Effettivamente esistono alcuni aspetti in comune visto che, come il Vietnam meridionale, anche l’Afghanistan è stato distrutto dalla corruzione.

Corruzione in Afghanistan: un male endemico

Come ha sottolineato l’Economist, la corruzione in Afghanistan è letteralmente endemica. Si pensi al fatto che per ogni certificato governativo bisogna pagare tangenti oppure che posizioni importanti nella pubblica amministrazione sono vendute al miglior offerente. Chi ottiene queste posizioni, a sua volta chiede tangenti per recuperare le risorse spese. Soldi, quelli ricavati in questo modo, distribuiti poi alle famiglie e alle varie reti di clientele.

Il “sistema” esisteva da prima che gli Stati Uniti invadessero la nazione centro asiatica. L’occupazione americana non solo non ha risolto il problema, ma lo ha persino aggravato. Gli aiuti erogati hanno infatti creato nuove opportunità di corruzione in Afghanistan. Situazione che è via via peggiorava nella misura in cui questi sostegni hanno fatto crescere il tasso di inflazione. Ciò ha spinto molti alti papaveri dell’amministrazione a chiedere tangenti più elevate al fine di coprire i costi sempre maggiori di beni e servizi.

Il risultato è stato che le autorità locali, una volta ritrovatesi da sole, hanno preferito trovare un compromesso coi talebani piuttosto che combatterli. Né avrebbero potuto fare diversamente, se si pensa che spesso e volentieri gli ufficiali delle forze armate gonfiavano il numero di effettivi con il solo scopo di mettere le mani sui loro stipendi. Non deve a questo punto sorprendere se i soldati si siano rifiutati di combattere contro i talebani, visto che avrebbero dovuto rischiare la loro vita lavorando gratis.

Giuseppe De Santis

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2 Commenti

  1. Se al posto di Afghanistan (meglio Kabul) fosse stato scritto Ucraina c’ era ben poco da cambiare…
    Devono attirarli in città per fotterli ben benino e presto!

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