Schermata 2015-12-27 alle 10.30.49Roma, 27 dic – La rivolta di Natale che ha visto centinaia di abitanti di Ajaccio marciare su un quartiere di immigrati per vendicare alcune loro intemperanze in stile “parigino” non può che suscitare alcune riflessioni. Sarebbe molto facile, ovviamente, partecipare al gioco salottiero di chi, dall’alto del suo computer, dà i voti a chi scende in strada. È per esempio deplorevole che, tra i tanti simboli dell’immigrazione, a essere presa di mira sia stata proprio una moschea. Il Primato nazionale ha chiarito più volte come la critica all’immigrazione debba essere distinta dalla polemica religiosa. Per non restare sulla Luna, però, bisogna anche riconoscere che in alcune situazioni esasperate, l’Islam appare, a torto o a ragione, come l’elemento più visibile di una conquista territoriale allogena e che, soprattutto in Francia, sono spesso gli stessi musulmani a credere per primi a tale tesi.

Si potrebbe anche porre la solita obiezione sul “perché non assaltate i MacDonald’s anziché i luoghi di culto?”, ma, a parte il fatto che i simboli dell’occidentalizzazione non hanno mai avuto vita facile in Corsica, ogni argomento di questo tipo rischia di rivelarsi astratto rispetto a escandescenze spontanee e istintive come quella di Ajaccio. Prendiamo quindi quell’evento per quello che è e ragioniamo semmai ad ampio raggio.

I fatti di Ajaccio confermano quello che si era visto in alcune borgate romane e in pochissimi altri luoghi in tutta Europa: dove l’encefalogramma della vitalità di un aggregato umano non è del tutto piatto, una reazione è ancora possibile. Parliamo di “vitalità” in senso quasi biologico, senza troppe connotazioni di valore: non vogliamo fare di Ajaccio o di Tor Sapienza dei bastioni dell’identarismo, delle oasi di autenticità. Si tratta di luoghi infettati da tutti i mali della modernità, ma in cui comunque resiste qualche traccia di comportamento ancora umanoide, per cui per esempio se prendi uno schiaffo cerchi ancora di renderlo a chi te lo ha dato. Sembra banale, ma nel resto d’Europa anche questa spontaneità minimale è ormai un lontano ricordo di epoche passate.

Per la rivoluzione ripassiamo più tardi, quando le stesse popolazioni12431423_1210501535631338_2103971661_n capaci di alzare le barricate di una notte mostreranno un minimo di interesse più duraturo per problemi che non riguardano solo il loro quartiere. Resta, in ogni caso, un fatto: che la rivolta è possibile. È possibile scendere in strada e reclamare la sovranità popolare e nazionale su una città, su una terra che il sistema ha voluto divenisse la patria di tutti, indistintamente. Resta l’orgoglio di gridare “questa è casa nostra”. Che questo sia ancora possibile segna comunque una speranza. La logica della fatalità, per cui nulla è più possibile, ha mostrato una piccolissima crepa. Con la volontà e l’esempio, quella crepa si può allargare. Per aggiustare la mira e scegliere meglio gli obbiettivi ci sarà sempre tempo.

Adriano Scianca

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4 Commenti

  1. SE CONOSCESTE LA VERITA’ DELLA CORSICA SAPRESTE COSA VUOL DIRE DIFENDERE LA PROPRIA TERRA . IN CORSICA I GTOVERNI FRANCESI DI SINISTRA NEGLI ANNI 70 80 NVECE DI POTENZIARE IL TURISMO LA RIEMPIRONO DILANDESTINI DELINQUENTI AVANZI DA GALERA DI TUTTO. I CORSI SI INCAZZARONO POI DOPO DIVERSI AVVISI AI GOVERNI NON ASCOLTATI SI ORGANIZZARONO DA SE E FECERO PULIZIA IN TUTTI I MODI E IN POCO TEMPO SI LIBERARONO DI TUTTA LA PREPOTENZA DELLA FRANCIA CHE CAPI’ LO SBAGLIO FECE SILENZIO E COMINCIO’ A RENDERE LA CORSICA AI CORSI E PORTANDOLA SEMPRE MEGLIO PER I TURISTI UNICA RISORSA DELLA CORSICA. MA SUI TRAGHETTI C’E’ BEN SCRITTO DI RISPETTARE GLI ABITANTI DELL’ISOLA E DELLE LRO USANZE . NELLE SCUOLE SI INSEGNA IL FRANCESE ED IL CORSO SEPARATAMENTE. NON VOGLIONO PADRONI E SI FA SOLO IL TURISTA ALTRIMENTI CI SONO VARII ESEMPI DI COME SANNO FARSI INTENDERE . QUESTO E’ DIFENDERE LA PROPRIA IDENTITA’ .

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