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Roma, 19 giu – Il Dipartimento delle risorse naturali e la Guardia Nazionale dell’Alaska hanno rimosso l’iconico autobus abbandonato reso famoso dal libro autobiografico e dal film Into the wild. Incentrato sulle vicende del giovane sprovveduto Christopher McCandless e della sua vita in viaggio, entrambi narrano della scelta del ragazzo di abbandonare la placida vita borghese; fino al tragico epilogo, che lo vide morire avvelenato da bacche non commestibili – dopo mesi di stenti a causa della sua totale impreparazione nell’affrontare la vita selvaggia – nelle terre incontaminate dell’Alaska.

Ebbene, l’autobus dove aveva trascorso i suoi ultimi giorni e dove venne ritrovato il suo cadavere è diventato meta, negli anni, di centinaia di fan e turisti che hanno provato ad emularlo, intraprendendo spedizioni in un territorio duro e incontaminato che ad alcuni – forse ancora più sprovveduti di McCandless – sono persino costate la vita. 

Da qui la decisione, presa da parte delle autorità, di rimuovere il bus, risalente agli anni ’40, e collocarlo in un luogo meno impervio e più raggiungibile dai soccorsi: «Capiamo il valore che questo autobus ha per l’immaginazione popolare – ha dichiarato la Commissaria alle Risorse naturali Corri Feige – ma si tratta di un veicolo abbandonato e deteriorato che richiedeva interventi costosi e pericolosi. E soprattutto alcuni visitatori che volevano raggiungerlo hanno perso la vita». L’attrazione, in sé, rimaneva innocua: pericolosa, semmai, è la stupidità di chi continua ad avere una visione bucolica ed edulcorata della natura selvaggia – errore di prospettiva che, peraltro, era già costato la vita a McCandless. D’altronde quel bus sostava in quel punto da 80 anni, e solo la morte di McCandless l’aveva trasformato in una meta di pellegrinaggio. Evidentemente non tutti i visitatori del luogo avevano letto il libro fino alla fine.

Cristina Gauri

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