Roma, 6 ott — Il primo passo formale per la risoluzione del caso di Alessia Piperno — la Instagram wanderlust italiana arrestata in Iran una settimana fa — è stato compiuto ieri con la telefonata tra il ministro degli esteri iraniano Hossein Amirabdollahian, e quello italiano, Luigi Di Maio, redivivo dopo la trombatura elettorale e di fatto ancora detentore dello scranno alla Farnesina.

Alessia Piperno, i primi passi dell’Iran

Piccoli passi, dunque: Teheran si starebbe mostrando collaborativa sebbene nessun diplomatico sia ancora riuscito a sentire Alessia Piperno, che si trova attualmente rinchiusa nel carcere di Evin, quello riservato ai prigionieri politici. Le accuse nei confronti della blogger romana, figlia di edicolanti, non sono ancora state notificate ufficialmente: dall’Iran solo una comunicazione informale sul fatto che la trentenne avrebbe partecipato ad alcune manifestazioni che stanno sconvolgendo il Paese. Nel corso della telefonata, Amirabdollahian ha assicurato Di Maio che «a breve arriveranno notizie ufficiali» sulle condizioni della giovane, chiedendo, al contempo, «un impegno diretto per revocare le sanzioni e ristabilire un rapporto bilaterale corretto con il nostro Paese e l’Europa».

Il sostegno alle manifestazioni anti-regime

E se gli 007 nostrani parlano di «un equivoco», sostenendo che la Piperno fosse viaggiatrice esperta che si teneva alla larga dalle manifestazioni di piazza, il profilo Instagram della giovane racconta un realtà differente: Alessia, in Iran da due mesi e mezzo, negli ultimi giorni aveva duramente attaccato il regime iraniano sostenendo apertamente le manifestanti. «L’Iran ha detto di aver fermato nove stranieri che avrebbero preso parte alle manifestazioni. Se questa fosse l’accusa anche per Alessia, sarebbe del tutto ingiustificata», spiega Riccardo Noury, portavoce di Amnesty. Ma Amnesty, a questo punto della vicenda, ne sa quanto la Farnesina, cioè nulla, e parla di fatto senza avere in mano elementi a suffragio delle proprie dichiarazioni. 

Stando a quanto riportato dal Secolo d’Italia sarebbe emerso che la blogger era da giorni finita nel mirino degli 007 iraniani, «insospettiti per un viaggio di Alessia Piperno nel Kurdistan, una delle zone più calde delle proteste» e per i numerosi attacchi social nei confronti del regime degli Ayatollah. Cosa rischia ora? Amnesty International fa sapere che Teheran potrebbe imputarle «dalla minaccia contro la sicurezza nazionale, alla propaganda, fino allo spionaggio». 

Cristina Gauri

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1 commento

  1. Se vai in casa d’altri.. devi prima studiare le loro leggi del paese, riguarda anche l’uso dei social.. tutto.. poi verrai processato con la loro giustizia.. poi non puoi pretendere che il tuo stato si metta ogni volta in mezzo. Ci sono migliaia di persone arrestate, processate, anche per leggi che noi riteniamo ingiuste, anche in Italia ci sono leggi ingiuste.. mica è possibile mandare un paese in guerra per ogni cosa che non riteniamo corretta secondo i valori del nostro paese. Sarebbe finito il mondo da un pezzo. è un modo di dire. Basta con queste ipocrisie di indignarsi sempre e solo quando ci va di mezzo qualcuno che è simpatico al “regime” italiano. è il mio parere.

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