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Roma, 28 giu – Balzato più volte all’attenzione dei media come il primo europeo ad essere sceso in campo contro lo Stato Islamico, Alessandro “Alex” Pineschi, classe 1983 nato a La Spezia da una famiglia di tradizione militare, entrò giovanissimo nell’Esercito Italiano come fuciliere assaltatore presso l’ottavo reggimento alpini.

Formatosi successivamente come operatore nel settore dell’antipirateria, una piaga, quella della pirateria moderna, tutt’ora attiva nei mari di molti paesi del mondo, ha trascorso una vita che pare uscita direttamente dai secoli passati, dedicata completamente a quella che può essere definita senza indugi come “la via del guerriero” e spesa a onorare quel giuramento che fece indossando per la prima volta la divisa.

“Alex” partì per l’Iraq nel 2015 vendendo i suoi averi, senza pensare ad un reale ritorno in patria, pronto a dedicarsi completamente alla lotta contro l’ISIS, una guerra che all’epoca era solo agli inizi…

Come è arrivato a partire, lasciare tutto quello che aveva in Italia, per andare a combattere contro l’ISIS?

Non è facile esprimere con parole semplici il motivo della mia partenza, all’epoca pensavo fosse la scelta giusta per rispettare così un giuramento fatto anni prima non solo verso le istituzioni del mio Paese ma sopratutto come soldato, come guerriero, verso i deboli e gli oppressi.

Quale è stata la sua prima impressione una volta arrivato in una terra martoriata già all’epoca da mesi di guerra?

Il mio incarico iniziale era come istruttore e formatore nel settore dell’antiterrorismo, il primo impatto è stato quello di essere vomitato dentro un delirio: per noi che viviamo un’esistenza fatta di certezze quando ti trovi al fronte, in trincea, l’esperienza è shockante. Poi col tempo sono riuscito a trasformare quella follia nella mia normalità. Cominciai quindi come formatore, poi quando vidi che potevo fare di più e volevo fare di più sono uscito dalle basi e sono sceso sul campo combattendo e comandando gli uomini che addestravo nei centri formativi.

Come era il rapporto che aveva con gli uomini che ha avuto al suo fianco in questi anni?

Nei cinque anni che ho passato laggiù gli uomini che avevo al mio fianco, oltre ad essere miei studenti e miei soldati, erano anche i miei amici e la mia famiglia. Di quegli uomini ne ho persi ventisette ed è come se avessi perso ventisette parti di me, ogni persona che ho perso sotto il mio comando, sotto la mia gestione, erano una parte di me stesso.

Lei ha avuto una visione in prima persona di quello che è stato l’orrore della guerra contro l’ISIS

Io ho avuto modo di vedere che l’ISIS, come organizzazione terroristica ed ideologica era non solo pericolosa per l’Iraq, dove ho operato, per la Siria e per il Medio Oriente, ma anche per l’Occidente. Proprio per questo io sono partito. Io non avrei mai voluto vedere le cose che ho visto laggiù magari in futuro a casa mia, in Italia, quindi pensavo che se non avessi fatto qualcosa me ne sarei pentito per sempre.

Quale è l’evento che più l’ha segnata in questi cinque anni?

Ho avuto la possibilità e l’onore di prestare servizio in una delle unità più specializzate di Peshmerga Curdi e l’evento che più mi ha segnato è stato l’assedio di Mosul. Si deve capire che non era una battaglia solo tra soldati, ma uno scontro in cui in mezzo vi erano tanti civili. Quello che mi ha segnato è stato vedere le fasce più deboli della società pagare quello che era la guerra. Mi sono sentito spesso colpevole di avere tra me e il nemico degli innocenti, questo è quello che mi ha segnato in maniera più profonda. Purtroppo accadeva che le nostre azioni, volte a liberare una città assediata da terroristi, facessero pagare chi non c’entrava nulla. Questo è il paradosso della guerra: chi paga è sempre chi non decide di esserci, io ero laggiù dopo aver compiuto delle scelte, chi ha pagato il prezzo più grosso non era un volontario.

Tommaso Boggi

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1 commento

  1. Onore a Lei, che ha fatto la cosa più giusta. Il Daesh non è ancora distrutto e personalmente tutti quelli che hanno combattuto per l’Isis e rientrano in Occidente devono essere messi al muro, perchè ci dobbiamo difendere noi e la nostra storia e cultura. Ancora grazie per il suo impegno. Un abbraccio forte da uno che potrebbe essere suo padre o suo nonno!

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