Roma, 7 ago – Due stragi a distanza di poche ore e negli Stati Uniti è scattato l’allarme suprematismo bianco. I democratici non hanno perso tempo e si sono scagliati subito contro Donald Trump, reo di fomentare odio e alimentare il razzismo. Molti media internazionali si sono uniti al coro, imputando colpe al diffuso clima sovranista, populista e dunque più o meno fascista (latente parola magica da citare a sproposito a ogni piè sospinto). Ad essere seri quando un attentato non viene rivendicato da un gruppo terroristico si dovrebbe essere cauti, evitando di definirne la matrice e senza sbraitare contro quelli che arbitrariamente si giudicano come una sorta di mandanti morali. L’eventualità che la matrice sia la mera follia che alberga in qualche giovane complessato americano non è d’altronde così peregrina.

Se dunque sul killer di El Paso, che aveva pubblicato sui social un deprecabile manifesto contro gli ispanici, sembrano esserci pochi dubbi (matto quanto vi pare ma comunque in preda a deliri definibili suprematisti), chi non ha avuto tentennamenti a bollare come razzista anche il killer di Dayton, in Ohio, dovrà ricredersi. Connor Betts, il 24enne che è stato ucciso dalla polizia mentre sparava all’impazzata ammazzando 9 persone (tra cui la sorella), non aveva affatto simpatie suprematiste.

Di sinistra, anti-Trump e contro le armi

Anzi, Betts su Twitter si definiva un “metallaro”, “di sinistra” e invocava “il socialismo”, sul quale, scriveva, “non aspetterò che gli idioti comprendano”. Non solo, il killer di Dayton sui social sosteneva Elizabeth Warren, la senatrice democratica del Massachusetts candidata alle presidenziali: “Voterei per lei”, aveva scritto. Al contempo tuonava contro il presidente repubblicano Trump: “Fa scelte orrende”. Certo, al di là delle posizioni politiche e dei gusti musicali, il giovane killer manifestava pure qualche turba, tra lodi a Satana e avvertimento inquietanti se letti alla luce della strage che ha commesso: “Sto andando all’inferno. E da lì non ritorno”. Dulcis in fundo, Betts nel 2018 cinguettava: “Uccidere tutti i fascisti”.

La polizia, come ovvio che sia, ha chiuso il suo account Twitter ma a proposito della querelle sulle armi facilmente reperibili negli States, il soggetto in questione si diceva contrario all’uso delle pistole e al secondo emendamento della Costituzione americana che garantisce a tutti i cittadini americani di possedere armi. Curioso? Più che altro sintomo di totale follia, perché il fucile calibro 223 che ha usato per compiere la strage l’aveva acquistato online, da un rivenditore del Texas.

Eugenio Palazzini

1 commento

  1. Sintesi formidabile della convergenza sostanziale fra fascismo e antifascismo: alla radice non rappresentano un’alternativa, giacché condividono l’Essenziale. Ma per affermare questo, prima che qualcuno si stracci le vesti, bisognerebbe uscire dai semplicismi del senso comune. “Uccidere tutti i fascisti”: eccolo l’elemento irrinunciabile del fascismo che nessun antifascista al mondo intende rinunziare: l’Essere come Azione, Forza, Volontà di potenza. Nell’orizzonte di radicale immanentismo che contraddistingue il mondo contemporaneo, una Teoria non vince perché vera, ma Vera per vince: dalla forza della Ragione alla ragione della Forza!
    Perfino Marx, nella seconda delle Tesi su Feuerbach anticipa profeticamente, questa deriva, sottolineando la subordinazione della Verità alla Forza. Anticipazione del tramonto del Marxismo, della sua carica teleologica, giacché se la Potenza è Tutto, non si potrà più accusare l’Altro (ad esempio, il Capitalismo), di vincere per mera prepotenza.
    Eccolo il cinico pragmatismo di Marx: “La questione se al pensiero umano spetti una verità oggettiva non è una questione teorica, ma una questione pratica. E’ nell’attività pratica che l’uomo deve dimostrare la verità, cioè la realtà e il potere, il carattere immanente del suo pensiero. La disputa sulla realtà o non-realtà di un pensiero che si isoli dalla pratica è una questione puramente scolastica”. Pensiero marxianamente autocontraddittorio, ma emblematico della parabola descritta dalla Verità in Occidente: dalle altezze siderali della metafisica iperuranica alla hybris nietzscheana.
    Tutto il resto è retorica!

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