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Roma, 7 ago – I rischi dell’alta velocità? Può generare cortocircuiti. Sono effetti collaterali che si verificano quando i compagni di una disavventura finiscono per competere a suon di celodurismo, che in questo caso poco ha a che vedere con l’ostentare una presunta virilità di bossiana memoria. Più prosaicamente, siamo di fronte a uno scontro tra perdenti su una causa persa. Di fronte all’isolamento del M5S in Senato, Beppe Grillo ha pensato bene di prendere le difese del suo movimento. Comprensibile, peccato che non lo ha fatto attaccando la Lega o i partiti di opposizione, ma puntando il dito contro i suoi ex alleati del fronte no Tav.



D’altronde, come prevedibile, la mozione presentata dai M5S è stata considerata dagli intransigenti contestatori della Torino-Lione come una resa. I Cinque Stelle sono stati giudicati dei traditori che una volta al potere hanno cambiato faccia e si sono dimostrati come tutti gli altri. Il comico genovese, stizzito dal fuoco “amico”, ha reagito allora duramente sulla propria pagina Facebook: “La pacatezza ostentata non cambia il senso alle parole che ha usato: tradimento. Il MoVimento vi ha tradito, ha tradito la Val di Susa, il Movimento No TAV e sopratutto tradito e deluso Alberto Perino. Tradire, anche se non è un termine di moda, significa qualcosa come passare dalla parte dell’avversario. La sua è una pacatezza ipocrita che fa l’occhiolino a chi si è dimenticato cosa significhi quella parola”.

Beppe Grillo contro il leader No Tav

Grillo ha così giustificato la scelta dei suoi, attaccando il leader No Tav: “Non avere la forza numerica per bloccare l’inutile piramide non significa essersi schierati dalla parte di chi la sostiene. Il mainframe che vuole la TAV come feticcio di un sole dell’avvenire lo conosco bene, ma non avrei mai immaginato che lei avrebbe provincializzato, anche cerebralmente, la lotta contro queste opere inutili e dannose”.

Poi il comico genovese ha bollato Perino come “fermacarte”, rompendo forse definitivamente una storica alleanza: “In Val di Susa ho rimediato un candelotto in faccia e 4 mesi di condanna, ma il peggio è essere stato al fianco di uno che oggi (solo per il fatto che questo è un paese democratico) mi da del traditore. Questa è una delusione, non perché abbiamo mai mangiato insieme, piuttosto per averla così sopravvalutata. I suoi sforzi per insultare me ed il movimento, con tarda pacatezza, esprimono la dinamicità di un fermacarte, incapace di farsi delle nuove domande, mentre l’avversario ha già cambiato pelle moltissime volte”.

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